Ancora Parigi. Ancora un’opera monumentale. Su Pont-Neuf dove Christo nel 1985 avvolse tutto in un tessuto champagne, l’artista JR prepara una grotta lunga 120 metri. Migliaia i visitatori previsti. Lo scopo guardare noi stessi e ciò che ci circonda da un’altra angolazione.
C’è voluta una notte perché nel cuore di Parigi sparisse il ponte più antico della città. Al suo posto La Caverne dell’artista francese JR: 120 metri di lunghezza, 20 di larghezza, fino a 18 di altezza. Una struttura gonfiabile in tela che simula con un trompe-l’œil un’enorme grotta sopra la Senna. L’opera è un omaggio a Christo e Jeanne-Claude che nel 1985 avvolsero lo stesso ponte in 40.000 metri quadrati di tessuto color champagne — The Pont Neuf Wrapped — in quello che rimane uno dei gesti artistici più celebri del Novecento. A incaricare Jean René – questo il nome dietro le iniziali – la Fondation Christo et Jeanne-Claude. L’accesso sarà gratuito, dal 6 al 28 giugno, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a piedi e in bicicletta.
La più grande galleria d’arte al mondo
Non è la prima volta che JR si cimenta in opere del genere. La sua carriera ruota attorno a un principio semplice: le sue tele sono i muri delle strade. «Possiedo la più grande galleria d’arte al mondo: le pareti di tutto il mondo. In questo modo posso attirare l’attenzione di chi di solito non va nei musei.»
Nato a Parigi nel 1983, comincia giovanissimo, nel 2001, seguendo gli amici sui tetti della capitale e nelle metropolitane. Fotografa, incolla, occupa spazi. Nel corso degli anni i temi si precisano: le migrazioni, i confini, gli invisibili. A Gerusalemme incolla faccia a faccia ritratti di palestinesi e israeliani che fanno lo stesso mestiere sui due lati del muro di separazione, in quella che definisce «la più grande mostra fotografica illegale al mondo».
A Tecate, sul confine tra Messico e Stati Uniti, installa il ritratto di Kikito, un bambino messicano che guarda oltre la recinzione e invita le famiglie di entrambi i paesi a condividere un pasto insieme, trasformando una barriera in un punto d’incontro. Due le opere parigine che precedono l’installazione di Pont-Neuf: quella del 2019 nella Cour Napoléon du Louvre, dove, con l’aiuto di 4.000 volontari, fa emergere la Pyramide de Pei da un fondale roccioso; e quella del 2023 a L’Opéra Garnier dove la facciata in restauro viene nascosta da un affresco che raffigura l’ingresso di una grotta, rimando alla caverna di Platone e all’origine del teatro.
L’artista JR con i volontari sta allestendo l’installazione intorno alla piramide del Louvre – AFP Thomas Samson A.C. – fonte Le Parisien
Nel ventre di una caverna
La Caverne du Pont-Neuf riprende ancora una volta quel racconto. È dagli anni del liceo che JR ripensa agli uomini che guardano le ombre credendo che siano la realtà, alla liberazione come atto doloroso, al ritorno alla luce come scelta coraggiosa. L’installazione è la materializzazione di quel messaggio: una caverna, un percorso tortuoso, un mondo che non assomiglia a nulla di conosciuto.
«L’idea è di perdere completamente l’orientamento», dice JR. Un viaggio che porta indietro nel tempo, alle grotte preistoriche, al momento in cui l’essere umano cercò per la prima volta di fissare il mondo su una parete.
I visitatori lo vivranno in totale libertà: nessuna prenotazione, nessun biglietto, nessun orario, nessun messaggio consegnato all’ingresso. «Non spetta a me spiegare il lavoro: ciascuno lo interpreterà a modo suo». JR si farà trovare all’uscita per ascoltare: «Faranno e diranno cose di cui non ho idea. Succede sempre così quando tutti accettano di crederci.»
L’elemento principale è l’aria che riempie la struttura. Il gonfiabile in sé occupa lo spazio di cinque furgoni: è la pressione dell’aria a creare l’opera. L’idea è di Vladimir Yavachev, nipote di Christo e direttore della loro Fondazione, che ha contattato JR due anni fa per affidargli il tributo al maestro bulgaro. La Caverne occupa lo stesso luogo e ha lo stesso scopo dell’opera di Christo: invitare il visitatore a chiedersi cosa senta quando la osserva. Ma è diversa: il maestro ha avvolto il ponte in 40.876 metri quadri di tessuto, JR lo ha scavato, trasformandolo nel ventre di una caverna.
JR e Thomas Bangalter nell’hangar di Orly – fonte BeauxArts.com.
Ci sarà anche una dimensione sonora, affidata a Thomas Bangalter, ex membro dei Daft Punk che ha già collaborato con JR al progetto per L’Opéra Garnier. Bangalter darà vita a un paesaggio sonoro, ma senza musica, riempiendo il silenzio senza occuparlo.
1 artista, 2 anni, 800 professionisti
Questa installazione non è solo il frutto del genio creativo di JR. Dietro La Caverne ci sono permessi, sponsor, logistica da cantiere e 800 persone tra artigiani, tecnici e montatori.
I 18.900 metri quadrati di tela sono stati prodotti a Plougoumelen, vicino a Vannes, nel Morbihan, dall’Air Toiles Concept, una piccola impresa artigianale di 20 dipendenti, specializzata in strutture gonfiabili e scenografie di grandi dimensioni. Per realizzarla, l’azienda ha aperto un laboratorio aggiuntivo, stabilito doppi turni dalle 5 del mattino alle 11 di sera e assunto altre quindici persone.
Artigiani al lavoro nell’azienda Air Toiles Concept a Plougoumelen, Vannes – fonte Le Parisien
Come The Pont Neuf Wrapped, il progetto di JR non ha usufruito di fondi pubblici. È stato finanziato dalla vendita delle opere prodotte dall’artista negli ultimi due anni e da sponsor privati: Snap ha messo a disposizione il suo studio di realtà aumentata; Bloomberg Philanthropies si è occupata dell’accoglienza dei visitatori; Paris Aéroport ha fornito l’hangar di Orly per i test su larga scala. Il costo ipotizzato è di 12 milioni di euro: il team, che non ha confermato né smentito, comunicherà il dato preciso al termine dell’evento.
Anche il comune di Parigi è stato parte attiva: ha deviato su Boulevard du Palais le tre linee di autobus che transitano sul Pont-Neuf, la 27, la 58 e la 70.
Chi si è occupato del montaggio della struttura, iniziato l’11 maggio, ne ha garantito anche lo smantellamento, previsto entro il 13 luglio.
Il piacere dell’attesa
Ora non c’è che da aspettare, anche se la struttura, apparsa nella notte tra il 21 e il 22 maggio, ha già ricevuto migliaia di commenti.
Il primo è arrivato da una donna che ha incrociato JR che camminava sui moli. «È molto brutto. Christo nel 1985 ha fatto qualcosa di superbo, questa è spazzatura.» L’artista le ha suggerito di tornare il giorno dopo per vedere la struttura montata. «Passo di qui ogni giorno ed è sempre brutto», ha risposto lei allontanandosi. Un minuto dopo, un ciclista è sceso dalla bici per congratularsi. «Sono queste le interazioni che adoro», ha commentato JR.
Da lontano, racconta Francesca, residente a Parigi, la struttura sembra una proiezione; con il passare delle ore i colori ne cambiano la prospettiva: non vede l’ora di attraversarla. Kim, turista vietnamita, ha fotografato il cantiere: «È affascinante, cambia tutte le prospettive del monumento. Parto domani: mi spiace non poter vedere il risultato finale.» Carla, turista polacca, e Jean, bouquiniste, hanno la stessa opinione: rende la città viva, effervescente, magica.
L’artista di strada incontrata sul molo della Senna il 22 maggio
Su un molo ai piedi del ponte, un’artista di strada arrivata dalle banlieue con il suo cavalletto — ha visto quasi tutte le opere di Christo, persino quella sul lago d’Iseo — osserva in silenzio. Questo tributo, dice, la lascia senza parole. I residenti del quartiere, Mai e Adriana, accettano i disagi con una certa filosofia: non capita tutti i giorni di avere un’opera d’arte fuori casa.
Rimane il mistero dell’interno, che rende l’attesa ancora più piacevole.
fonte domusweb


L’opera mi suggerisce, come spesso accade nella quotidianità, che la bellezza non è mai superficiale. Si deve attendere, inoltrarsi nelle profondità, per apprezzarla e goderne a pieno.