Lo scisma dei lefebvriani è una questione complessa

A Écône si ripete il gesto del 1988 e Roma scomunica di nuovo la comunità di Lefebvre, il gruppo religioso legato all’estrema destra cattolica

751 sacerdoti, 264 seminaristi, 800 luoghi di culto, 77 paesi, 600.000 fedeli, ma solo 2 vescovi. È questa la motivazione che ha spinto i lefebvriani a consacrare 4 nuovi vescovi senza mandato papale, provocando un nuovo scisma. Rispetto al 1988, anno della scomunica di Marcel Lefebvre, la situazione è diversa sia sul piano religioso che politico.

In missione contro il Concilio

Lefebvre nasce nel 1905 a Tourcoing, nel nord della Francia, in una famiglia di ferventi cattolici: il padre, direttore di fabbriche tessili, muore deportato per aver preso parte alla Resistenza; la madre cresce 8 figli, 5 dei quali scelgono la vita consacrata. Ordinato sacerdote, parte per l’Africa dove costruisce chiese, seminari e scuole in Gabon e a Dakar, diventando vescovo e poi delegato apostolico per l’Africa francofona. Rientrato in Francia dopo trent’anni, viene eletto Superiore Generale degli Spiritani e partecipa al Concilio Vaticano II come padre conciliare. Qui maturano le tensioni con Roma su libertà religiosa, ecumenismo e riforma liturgica, principi cardine del Concilio.

Nel 1970 è chiamato Écône, in Svizzera, per formare i sacerdoti del seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X che vogliono seguire la tradizione preconciliare. Nel 1974 dichiara di non poter assecondare «le tendenze neomoderniste» del Concilio e la Fraternità perde il riconoscimento canonico.

Nel 1976 Paolo VI chiede la chiusura del seminario, ma Lefebvre ordina comunque 13 sacerdoti e viene sospeso a divinis, cioè privato dell’esercizio pubblico delle sue funzioni. Il dialogo con la Santa Sede prosegue fino al 1988 quando viene concessa la consacrazione di un nuovo vescovo che garantirà la sopravvivenza della Fraternità.

Non viene però fissata alcuna data e il 30 giugno 1988 Lefebvre, ormai vecchio e malato di cancro, consacra 4 vescovi senza mandato pontificio: per il diritto canonico un atto scismatico che comporta la scomunica automatica, latae sententiae. Muore nel 1991 a Martigny, vicino a Écône. La Fraternità San Pio X sopravvive.

 

Lo scisma del 1° luglio è tutta un’altra storia

Il primo passo è del cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede: il 13 maggio avverte che ordinazioni episcopali senza mandato del Papa comporteranno la scomunica e un nuovo scisma. In risposta il 26 maggio la Fraternità Sacerdotale San Pio X rende noti i nomi dei 4 futuri vescovi, 2 dei quali francesi. Le suppliche di Papa Leone XIV del 29 giugno sono inutili: il 1° luglio Michel Poinsinet de Sivry, Pascal Schreiber, Michael Goldade e Marc Hanappier sono consacrati davanti a 15.000 persone senza l’approvazione di Roma.

fonte Le Parisien

Il contesto è diverso dal 1988: allora la rottura è avvenuta dopo un accordo sottoscritto, ma non realizzato; oggi arriva dopo anni di tentativi della Santa Sede di ricomporre la frattura, con la concessione della messa in latino e la revoca delle scomuniche da parte di Benedetto XVI e l’autorizzazione di Francesco a celebrare matrimoni e confessioni.

La Fraternità fornisce la stessa motivazione del 1988: dei 4 vescovi di allora 2 sono morti e 2 troppo anziani. Invocano lo «stato di necessità», che solo il Papa può confermare. Per il canonista Albert Jacquemin la questione non è più liturgica: riguarda il rifiuto del Concilio e dell’autorità papale. Il gesto confina la Fraternità verso una struttura ecclesiale autonoma, che si proclama depositaria delle Verità Cristiane, fuori dalla giurisdizione romana.

Santa è la Chiasa Cattolica Romana

Alla base dello scisma si sono i principi ribaditi nella Dichiarazione di Fede Cattolica indirizzata dal Superiore Generale, padre Davide Pagliarani, a Leone XIV il 14 maggio 2026. Il primo è che la salvezza passa solo attraverso l’insegnamento della Chiesa Cattolica Romana ed è valido per tutti: cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, pagani e atei. Un dialogo alla pari con le altre religioni è impossibile e ogni forma di ecumenismo è un cedimento.

Lo stesso concetto è già nel discorso di Lefebvre, tenutosi a Parigi il 14 novembre 1989, che denuncia l’incompatibilità con le altre fedi, Islam in primis, e le possibili derive religiose, morali e sociali di ogni possibile confronto. Posizione lontana dalla Chiesa di Giovanni Paolo II che nel 1986 aveva riunito ad Assisi i leader religiosi per pregare insieme per la pace.

Il documento respinge inoltre la riforma della messa voluta dal Concilio, condanna le relazioni omosessuali, si oppone alla laicità dello Stato, nega la valenza dei diritti umani e la tutela dell’ambiente come fondamenti di una morale universale. Principi che si riflettono nella vita quotidiana della Fraternità: scuole private senza contratto, messe in latino secondo il rito antico, processioni per il Corpus Domini, comunità composte in buona parte da famiglie della vecchia aristocrazia e della borghesia cattolica; che negli anni intercettato simpatie politiche precise.

Lefebvriani ed estrema destra: un fascino reciproco

Dalla metà degli anni ‘70 settori della destra conservatrice si avvicinano alla Società di San Pio X.

Dal 1977 l’estrema destra cattolica di Parigi frequenta la chiesa di Saint-Nicolas-du-Chardonnet, occupata con la forza dai lefebvriani e divenuta roccaforte della congregazione.

A favorire il legame è padre Philippe Laguérie, reggente di Saint-Nicolas dal 1984 al 1997, che partecipa con esponenti dell’estrema destra, tra cui Bernard Antony del Front National, alle proteste contro L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese, difende pubblicamente Jean-Marie Le Pen dopo le dichiarazioni sulle camere a gas e nel 2025 gli amministra l’estrema unzione. Ai lefebvriani sono affidate anche le messe di requiem di figure come il maresciallo Pétain.

Il legame più forte è con l’associazione Civitas, i cui primi esponenti seguono Lefebvre dopo lo scisma. Secondo alcune fonti nasce dopo la scomunica del 1988; secondo il politologo Jean-Yves Camus nel 1999 come costola del movimento ultracattolico Cité Catholique di Jean Ousset, scrittore e filosofo dell’Action Française, amico di Lefebvre. Partito politico dal 2016, Civitas si definisce ultranazionalista e antimodernista: è contro il matrimonio e l’adozione da parte di coppie omosessuali, i centri di accoglienza per richiedenti asilo, il pass sanitario Covid. Sciolta nel dicembre 2023 dopo l’ennesimo attacco alle comunità ebraiche, resta attiva: a giugno, durante la Nuit Blanche di Parigi, tenta di impedire eventi in chiese e cappelle e minaccia fisicamente la sindaca del X arrondissement, Alexandra Cordebard.

 

La roccaforte di Saint-Nicolas-du-Chardonnet

Nessun sacerdote della Fraternità si dichiara di estrema destra, ma le situazioni in cui i lefebvriani affiancano gli ultranazionalisti sono diverse: le più note sono legate a Saint-Nicolas-du-Chardonnet.

Occupata illegalmente nel 1977, quando François Ducaud-Bourget entra in processione e celebra all’altare mentre il parroco officia ancora, non è mai stata sgomberata: il Comune, proprietario dell’edificio, non ha mai chiesto lo sfratto e la sentenza di espulsione della Corte d’Appello di Parigi del 1997 non è stata applicata per motivi di ordine pubblico.

fonte La porte latine

Negli anni Saint-Nicolas diventa un riferimento dell’estrema destra cattolica: vi officiano Philippe Laguérie che nel 1993 guida senza successo l’occupazione della chiesa di Saint-Germain-l’Auxerrois, e padre Xavier Beauvais, estimatore di Pétain e attivista di Civitas. Vi si tengono processioni per Giovanna d’Arco e messe per Paul Touvier — ex miliziano condannato per crimini contro l’umanità —. Secondo voci mai confermate né smentite, i tre figli di Marie Le Pen sarebbero stati battezzati proprio in questa chiesa.

fonte Letemps.ch

A Pasqua 2020, in piena pandemia, viene sgomberata a forza dalla polizia. Nel marzo 2022 dal suo pulpito padre Denis Puga definisce l’attentato del 2015 a Charlie Hebdo una «punizione divina». I vescovi francesi hanno segnalato più volte alla Santa Sede la situazione di Saint-Nicolas: l’attivismo politico di parte dei fedeli resta un rischio che Roma legge solo in chiave religiosa. A presidiare questo fenomeno tutto francese restano le Autorità con controlli in chiese, scuole private, centri di aggregazione giovanile in tutto il Paese.

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