Incendio di Fontainebleau: fuoco zombie, vigile del fuoco piromane e una foresta che non era più la stessa

2.200 ettari bruciati, 1.000 vigili del fuoco mobilitati, uno di loro tra i sospettati e la foresta di Fontainebleau ancora in pericolo

Fontainebleau, la foresta più visitata di Francia – 15 milioni di persone l’anno – con 15.000 specie tra animali e vegetali, ha perso 2.200 ettari – il 10% della superficie – nell’incendio scoppiato tra l’11 e il 12 luglio. I primi roghi ai margini della foresta – a Vert-Saint-Denis, Le Châtelet-en-Brie, Barbizon e Achères-la-Forêt -; un secondo fronte domenica pomeriggio, nei pressi della A6; gli ultimi a Faisanderie e ad Arbonne-la-Forêt, nel nord-est di Fontainebleau. Il forte vento e il terreno secco hanno alimentato le fiamme per giorni, ma nessun ferito e un solo edificio danneggiato – un vecchio fienile -.

Martedì 14 luglio l’incendio è stato circoscritto, ma non spento: i vigili del fuoco hanno dovuto eliminare tutte le fumarole sotto la cenere e nei tronchi, usando gli idranti finché condensa ed evaporazioni – segni della presenza di calore – non sono scomparse.

Il 17 luglio la situazione è stata dichiarata sotto controllo: il personale che presidiava la zona è sceso a 650 uomini poi a 500 e parte dei mezzi impiegati è stata dirottata nel sud della Francia per rischio di nuovi incendi.

Per domare le fiamme sono intervenuti 1.000 vigili del fuoco, 130 autopompe, 3 Dash, 4 elicotteri bombardieri d’acqua e altrettanti Canadair – 2 dei quali inviati per la prima volta dal sud del Paese -.

In Francia in sette mesi e mezzo sono scoppiati 11.000 incendi e bruciati oltre 42.000 ettari, più dell’intera superficie colpita nel 2025. Il 90% degli incendi resta di origine umana e più un sito è frequentato più cresce il rischio di innesco.

Scintille e fuoco a scala

I roghi di Fontainebleau hanno due cause: una ambientale, l’altra legata al comportamento dell’uomo.

Tra i fattori naturali, spiega Gabriel de Blic, geografo specializzato in incendi nell’Île-de-France e vigile del fuoco volontario, ci sono delle anomalie. Di norma a Fontainebleau si verificano 30 incendi l’anno: restano nel sottobosco, tra le rocce, e bruciano al massimo 3-4 ettari. Quello del 12 luglio è diverso: si è innescato nel suolo, tra felci e arbusti, si è propagato tra giovani abeti e pini silvestri e poi, spinto dal vento, ha raggiunto le chiome degli alberi adulti, un meccanismo che i vigili del fuoco definiscono «a scala». A favorirlo la trasformazione della foresta – prima brughiera, sostituita a metà ‘800 da pini e abeti – e la siccità prolungata: poche precipitazioni in inverno; una primavera mite; ondate di calore prima dell’estate; vegetazione costretta ad assorbire acqua di superficie e a consumare quella immagazzinata.

L’incendio però è stato provocato dall’uomo. Domenica 12 luglio due operai dell’azienda Aximum stavano riparando le barriere di sicurezza della A6 nei pressi di Noisy-sur-École: durante il taglio della lamiera una scintilla avrebbe incendiato la vegetazione della carreggiata, innescando il focolaio principale. I due uomini – 59 e 38 anni – sono stati arrestati: le indagini dovranno accertare il nesso di causalità.

Non tutti i roghi di quei giorni sono riconducibili a incidenti sul lavoro: lunedì 13 luglio ne sono scoppiati altri, uno dei quali ha coinvolto un vigile del fuoco.

Hugo P.

Hugo P., 18 anni, di Arbonne-la-Forêt, è un vigile del fuoco volontario del centro di soccorso di Fontainebleau. Ha sempre desiderato fare questo mestiere, ma ha soccorso solo persone, non è mai intervenuto durante un incendio.

Lunedì 13 luglio un residente lo ha notato con una tanica di carburante e ha avvisato le forze dell’ordine. Il rogo è stato spento da un agricoltore e non ha causato gravi danni. Lo stesso giorno il giovane ha ammesso di aver incendiato dei rametti con un accendino e della benzina, per poi ritrattare davanti al giudice.  Il fermo è stato convalidato: per il giudice avrebbe cambiato versione per timore di detenzione preventiva. Rischia fino a 10 anni di carcere e una multa di 150.000 euro. Il Service Départemental d’Incendie et de Secours – SDIS – della Seine-et-Marne lo ha sospeso da ogni incarico.

Un piromane non è un incendiario

Il caso di Hugo P. impone una distinzione tra incendiari e piromani.

Per Coralie Coste, psicologa dei vigili del fuoco dell’Hérault, il piromane vede nel fuoco un capolavoro: ne subisce il fascino, eccitazione nell’appiccarlo, adrenalina nel seguirlo tra la folla e sollievo una volta domato. È un disturbo che riguarda l’1% della popolazione mondiale – tra il 2,4% e il 3,5% includendo infanzia e adolescenza.

Gli incendiari – responsabili del 95% degli incendi volontari e del 10% del totale – agiscono invece per vendetta, denaro, ideologie, noia o imitazione.

fonte Youtube

I vigili del fuoco piromani sono rari, ma non inediti: nel 2025 un pompiere è stato incriminato per 6 incendi boschivi in Indre-et-Loire; nel 2022 un caso simile è avvenuto nell’Hérault; nel 2021 l’ex responsabile di un centro di soccorso del Finistère ha incendiato 10 capannoni, 3 automobili e 2 bidoni della spazzatura.

Sabrina Gineau, psicologa del servizio antincendio della Charente-Maritime,  spiega che i vigili del fuoco piromani hanno un profilo più complesso: scelgono questa professione perché li avvicina al fuoco e provano piacere sia nell’appiccare l’incendio che nel conquistare la fiducia della popolazione domandolo. Per intercettarli il SDIS sottopone le reclute al test Fire setting scale: 20 domande che misurano attrazione per il fuoco, ricerca di adrenalina, capacità di controllo degli impulsi, ansia grave e dipendenze.

Perché i vigili del fuoco cercano il fuoco zombie

La portata dell’incendio di Fontainebleau dipende dal numero di roghi appiccati ma anche da un fenomeno naturale: il fuoco zombie.

Una volta circoscritto l’incendio, torba e humus, prodotti dalla decomposizione delle piante morte, possono bruciare in profondità per settimane, mesi o anni, anche sotto la neve, e riaccendere il fronte anche a 100 metri di distanza. Il fuoco avanza nelle cavità dei diversi strati di torba, spesso senza generare fiamme né fumo, visto il poco ossigeno disponibile. A Landiras, in Gironda, nell’estate 2022 ha distrutto oltre 30.000 ettari in 2 mesi ed è rimasto latente fino a marzo 2025.

Per individuare i punti caldi – che in profondità possono raggiungere i 300 gradi – i vigili del fuoco ascoltano il terreno, utilizzano acqua per escludere la presenza di evaporazione e condensa, droni con termocamere di notte e sistemi di imaging digitale. Per questo servono molti volontari anche dopo il contenimento.  

Per rivedere alberi di grandi dimensioni a Fontainebleau ci vorranno tra gli 80 e i 150 anni, anche in caso di piantumazione. Per questo l’Office National des Forêts (ONF) ha optato per una rigenerazione naturale del sito e, solo dove necessario, a specie più resistenti al cambiamento climatico. Scelta che riguarda anche la fauna: le specie più veloci che sono riuscite a mettersi in salvo torneranno da sole; rettili, insetti e piccoli mammiferi ripopoleranno la zona con più difficoltà.

La foresta di Fontainebleau esiste da millenni e certamente tornerà a crescere, ma non sarà più la stessa.

fonte le Parisien

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