La pelle abbronzata non è più un lusso, ma il corpo continua a raccontare cosa possiamo permetterci nel nostro tempo libero
C’è un dettaglio che osserviamo ogni giorno senza farci caso: il colore della pelle di chi abbiamo di fronte. Non si tratta di genetica: la pelle racconta se si è in salute, se si è stanchi, dove si è stati. Se abbronzata dice qualcosa in più. Il suo significato: costruito dalla società di volta in volta per marcare le differenze sociali.
C’era una volta la pelle abbronzata
Nell’800 sono i poveri a essere abbronzati: contadini e braccianti che lavorano all’aperto perché non hanno altra scelta. Gli aristocratici mantengono la pelle bianca, proteggendola con ombrelli e cappelli. Indossano guanti perché le mani devono essere candide: solo chi lavora le ha sporche e abbronzate. Nel 1899 Thorstein Veblen formalizza questa idea con la teoria della classe agiata. Il corpo – secondo l’economista – mostra il gruppo sociale di appartenenza perché rivela ciò che ci si può – o non ci si può – permettere.
Nel ‘900 la logica si ribalta. Chi lavora passa le giornate sotto la luce artificiale in fabbrica o in ufficio. I ricchi, invece, possono uscire e partire: Costa Azzurra, sport invernali, vacanze al sole. Coco Chanel, che torna da una crociera con la pelle abbronzata, è il simbolo di questo cambiamento: rappresenta chi ha tempo e denaro per andarsene altrove mentre gli altri restano a lavorare.
Oggi abbronzarsi perde fascino perché pericoloso. Ci si informa su rischi e soluzioni: orari da evitare, creme con fattore di protezione 50, routine quotidiane. La pelle diventa una questione di salute pubblica, non più uno status: per prendersene cura basta solo documentarsi e proteggersi.
Linee bruciate e tatuaggi di sole
Se un segno – la pelle chiara – diventa, comune, per distinguersi è necessario spingersi oltre. I giovani sono i primi a farlo con linee bruciate e tatuaggi solari. Si ottengono restando al sole nelle ore più calde della giornata senza protezione. Gli hashtag burnlines e tanlines – centinaia di migliaia di visualizzazioni su TikTok – ne sono la conferma.
Lo utilizzano soprattutto le ragazze che postano video ustionate come trofei. Il trucco: applicare oli e abbronzanti proprio nelle ore in cui il fattore UV è più alto – tra 7 e 11 -. La miglior prova del tanmaxxing i tatuaggi solari ottenuti applicando adesivi o crema protettiva per lasciare bianca solo una parte della pelle e ustionare tutto il resto.
La pratica non è nuova: spopolava in Brasile già negli anni ’90 quando si applicavano adesivi nelle zone coperte dal costume per accentuare il contrasto con la pelle abbronzata, ma mai senza protezione solare. Dall’estate 2025 la logica cambia: non più accentuare un contrasto, ma abbronzarsi fino a ustionarsi. Questo ha convinto l’allora Ministro della Sanità francese Yannick Neuder a intervenire sui social: «la pelle è la vostra vita e ne avete una sola» – ha sottolineato – invitando i ragazzi a non sacrificarla per 30 secondi di notorietà. Le ustioni – ripetono i medici – non sono arte ma ferite che lasciano conseguenze che si trascinano per tutta la vita.
Il capitale solare
L’abbronzatura è infatti un meccanismo biologico preciso: la melanina – che determina il colore della pelle – è una risposta di emergenza che il corpo produce per proteggersi da un danno al DNA delle cellule. A ogni esposizione si accumulano solo nuovi segni, perché non esiste una sana abbronzatura: solo conseguenze più o meno gravi.
Questo accumulo intacca il capitale solare, la quantità di raggi UV che ciascuno può tollerare nella vita e che si riduce a ogni esposizione.
Scottarsi a inizio stagione per poi abbronzarsi meglio è falso: consuma solo capitale solare, danneggia la pelle e aumenta il rischio di melanomi. È un circolo vizioso perché quando le vesciche delle ustioni lasciano spazio a un nuovo tessuto, la pelle è più fragile, può scottarsi ancora e più velocemente. Integratori e pastiglie per accelerare la colorazione della pelle aumentano solo i rischi: 1 francese su 5 crede che riducano scottature e danni da esposizione, ma per la scienza non hanno alcun fondamento.
I dati confermano la gravità del problema: in Francia dal 1990 il numero dei tumori maligni alla pelle è triplicato e nel 2022 – ultimo anno con statistiche pubblicate – i morti per melanoma hanno sfiorato quota 2.000.
Sport: dove, quando e perché
Se abbronzarsi non fa più tendenza e tutti possono proteggersi dal sole, il corpo resta comunque un segno di distinzione. Il colore non conta più: al suo posto forma, resistenza e fatica.
Il corpo diventa una risorsa al pari del denaro, della laurea, della cerchia di conoscenze: racconta chi siamo e cosa possiamo permetterci di fare nel nostro tempo. La disciplina diventa anch’essa uno status symbol. La cultura del mangiar bene, dell’ozio, del benessere facile è superata da quella del corpo sano e allenato, che comunica qualcosa in più: che si ha tempo e capacità per prendersi cura di sé. Quando tutti possiedono gli stessi vestiti, le stesse auto, gli stessi orologi un fisico temprato resta l’ultimo segno distintivo che non si può falsificare. Chi si alza alle sei del mattino per allenarsi e vola a Tokyo per una maratona porta addosso un vero e proprio curriculum silenzioso.
Le vacanze sportive sono l’espressione più chiara di questa logica. Non basta fare sport: conta farlo in un luogo preciso, con un obiettivo dichiarato; un vantaggio sociale che solo pochi possono permettersi. Lo sport non è più legato a passione o salute: un triathlon non equivale a una nuotata in una piscina comunale; una settimana di trekking sulle Dolomiti non sono 7 giorni trascorsi a camminare in montagna; un Hyrox a Dubai non è una giornata passata nella palestra sotto casa. Il tempo libero rivela la classe sociale di appartenenza. L’élite infatti non torna dalle vacanze con pacchetti delle boutique parigine o immagini della spiaggia più bella di Saint Barth, ma con medaglie, tempi cronometrati e foto sul podio di una gara di Ironman alle Hawaii.


Articolo interessante, da cui si può apprendere molto, offrendo la possibilità di conoscere se stessi, cercando risposte personali ad alcune scelte, spesso superficiali.
Brava, Chiara 👍🏻
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Brava, Chiara 👍🏻