Anche quest’anno molti bambini con bisogni speciali non frequenteranno la scuola

In Francia la scuola è ripresa il 1° settembre, ma non per tutti. Il modello inclusivo delle AESH è arrivato al capolinea. Per gli studenti con bisogni speciali mancano le risorse

Il 1° settembre milioni di studenti francesi sono tornati tra i banchi di scuola. Tra loro 560.000 hanno una disabilità: il 4,15% dell’intera popolazione scolastica, il 62% in più rispetto al 2017, quasi il triplo dal 2006. Molti di loro hanno diritto a un accompagnamento, ma ne beneficeranno poche ore a settimana. Secondo un rapporto dell’Inspection générale des affaires sociales, pubblicato a maggio 2025, il modello di inclusione francese avrebbe raggiunto «un punto di rottura».

Chi ha diritto a un AESH?

La disabilità comprende disturbi motori, sensoriali, linguistici, ma soprattutto forme invisibili — intellettive, cognitive, psicologiche — che per la Fondation de France rappresentano l’80% dei casi.

Gli studenti che rientrano in questa categoria vengono assistiti da 140.000 AESH — Accompagnants d’Élèves en Situation de Handicap —, introdotti dalla legge dell’11 febbraio 2005 che garantisce a ogni bambino il diritto di studiare nell’istituto del proprio quartiere. Lo scopo: offrire non solo un banco in classe, ma anche un percorso di autonomia accanto agli altri e prepararsi al mondo del lavoro.

Dal 2017 il numero di AESH è cresciuto del 70%, ma l’anno scorso 48.000 studenti dei 352.000 aventi diritto sono rimasti senza accompagnamento. Secondo l’inchiesta #JaiPasEcole di Unapei — Union nationale des associations de parents, de personnes handicapées mentales et de leurs amis — il 76% frequenterà la scuola meno di 12 ore a settimana, mentre 4.808 — più di quelli attualmente seguiti — attenderanno un posto in un istituto medico-educativo o in un servizio a domicilio per 3 anni.

Il sostegno visto da dentro

Dietro questi numeri ci sono ragazzi, famiglie, insegnanti e assistenti.

A Nouvelle-Aquitaine Mahina — 5 anni e un disturbo da deficit di attenzione — ha perso un anno di scuola materna: nessun AESH, anche se ne ha diritto; quest’anno 1 giorno su 5. A Versailles Brune comincia l’ultimo anno di liceo senza assistenza nonostante il massimo delle ore riconosciute per la sua malattia neurodegenerativa. Dipende dalle amiche per togliersi il cappotto e girare le pagine dei libri ed è finita 4 volte in ospedale per calcoli renali: scarsa idratazione — non osava chiedere troppo spesso di andare in bagno. Camilo — 9 anni affetto da grave ipoacusia — vive a Montélimar ma frequenta la scuola di Montélier perché adatta alla sua disabilità; da quando è cambiata la linea di taxi dedicata, il tragitto quotidiano dura due ore e venti.

Di fronte a queste carenze alcune famiglie assumono personale privato: Sandra paga 500 euro al mese per 4 ore settimanali di accompagnamento per il figlio autistico di 6 anni. Come lei moltissimi genitori, che rinunciano anche al posto di lavoro; e ragazzi come Inès — 13 anni — che dopo la scuola si occupa del fratellino disabile di 8.

La carenza di supporto pesa anche sugli istituti: dove gli studenti con bisogni speciali superano il 20% il clima è buono solo nel 47% dei casi, contro il 68% degli istituti con il 5% di studenti disabili; le controversie con le famiglie si verificano nel 60% degli istituti; le minacce e violenze verso la dirigenza nel 2%.

Il problema: la mancanza di AESH che guadagnano in media 1.030 euro netti al mese, nel 98% dei casi part-time. La riforma del 2023 ne ha stabilizzato il 60% con un contratto a tempo indeterminato, senza migliorarne il salario. La loro formazione: 60 ore, spesso on-line, comprese lezioni su disabilità come sordità e cecità. Entro 4 anni il 31% lascia la professione dopo aver subito nel 9% dei casi violenza fisica sul posto di lavoro.

Una questione di budget

In questo contesto il 4 settembre Emmanuel Macron ha presieduto a Bobigny la settima Conférence nationale du handicap. I risultati rivendicati: 4,8 miliardi di euro stanziati contro i 2,1 di nove anni fa e 140.000 AESH contro i 45.000 del 2017. Gli annunci: un percorso che accompagni gli studenti disabili dalla materna all’università senza interruzioni già dal 2027; migliore formazione del personale; raddoppio dei 1.500 poli di supporto scolastico entro il prossimo anno.

Manca però qualsiasi indicazione di budget, come sottolinea il presidente di Unapei Luc Gateau, e la questione del contratto AESH resta irrisolta: lo stipendio rimane di 1.000 euro e la promessa del 2023 di un impiego a tempo indeterminato non è stata mantenuta.

Affidare gli studenti disabili alla sola cura degli AESH sembra essere un limite. A fine maggio il rapporto del senatore Olivier Paccaud, adottato all’unanimità dalla commissione finanze del Senato, ha definito il modello attuale «finanziariamente insostenibile», bocciato un ulteriore aumento degli AESH e proposto di togliere alla MDPH — Maison Départementale des Personnes Handicapées che oggi valuta i bisogni degli studenti — la decisione finale sulle ore di supporto per affidarla all’Istruzione Nazionale . Anche la crescita dei poli di supporto scolastico — PAS —, pensati per integrare gli alunni disabili direttamente nel sistema scolastico, preoccupa chi teme un indebolimento delle reti di aiuto specializzato già esistenti, preziose anche per gli studenti in difficoltà che non rientrano nella definizione stretta di disabilità.

Inclusione = collegialità

Classe politica, educatori, associazioni e famiglie convergono su un punto: il miglioramento non passa attraverso l’aumento degli AESH.

A Villenoy, in Seine-et-Marne, la scuola materna Les Petits Pas Bleus inaugurata a settembre riunisce sotto lo stesso tetto 180 bambini, una classe di 7 studenti con disturbi dello spettro autistico e al piano superiore i locali dell’istituto medico-sociale pubblico dell’Ourcq con altri 20 di bambini con disabilità. Tutti condividono ingresso, cortile, mensa e corridoi. Una struttura simile esiste dal 2018 a Grabels, Montpellier: la scuola materna Jean Ponsy accoglie 7 bambini autistici seguiti da un’équipe di psicomotricisti, logopedisti e psicologi, in un edificio pensato per le loro esigenze sensoriali.

L’inclusione comprende anche il mondo del lavoro: a Écully, Lione, l’isituto Eklya forma dall’ottobre 2025 17 ragazzi con sindrome di Down o autismo, alternando materie di base, attività motorie e giornate passate nei 2 negozi-scuola realizzati in collaborazione con Carrefour e La Vie Claire, dove si impara a gestire una cassa, sistemare gli scaffali, accogliere un cliente. Tutti gli alunni oggi sono pronti per entrare nel mondo del lavoro.

C’è poi il punto di vista dei diretti coinvolti. Alcuni di loro — 12 bambini tra gli 8 e i 13 anni — il 22 giugno hanno presentato al Ministero della Salute proposte per migliorare la scuola: luci più soffuse nelle aule, una «sala blabla» per parlare liberamente di disabilità, corsi di lingua dei segni per i compagni; idee che, secondo l’alto funzionario del Ministero dell’Istruzione Sébastien Mounié sono vicine a quelle discusse alla Conferenza Nazionale sulla Disabilità di settembre. Resta da vedere se queste esperienze, per ora circoscritte, possono diventare la regola e non un’eccezione.

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