Dopo le manifestazioni del 17 ottobre la Francia fa i conti con uno scenario apocalittico: strade irriconoscibili, simboli dello Stato dati alle fiamme, negozi distrutti. Macron promette misure straordinarie. I manifestanti di continuare pacificamente la loro battaglia
Sabato 17 ottobre studenti Gilets jaunes, sindacati, forze politiche, lavoratori, semplici cittadini hanno sfilato insieme in tutta la Francia: 550.000 persone secondo il Ministero dell’Interno; oltre 800.000 per gli organizzatori; la mobilizzazione più ampia dall’inizio delle proteste dei liceali di settembre. Ai margini dei cortei, gruppi di infiltrati hanno assaltato municipi, uffici del turismo e negozi: almeno 3.000 gli esercizi colpiti. Domenica sera Emmanuel Macron ha parlato alla nazione – 16,7 milioni di telespettatori, il 25% dei francesi – e promesso ordine e giustizia.
Il risveglio
Domenica mattina in Francia il clima è apocalittico.
Alexandre Bompard, presidente della Fédération du Commerce et de la Distribution, parla di 1.500 imprese coinvolte e centinaia di milioni di euro di danni. Lunedì il ministro del Commercio Serge Papin raddoppia la stima: almeno 3.000 le attività coinvolte. Nessun settore risparmiato: Carrefour 50 negozi, di cui 19 saccheggiati – oltre 10 milioni di euro di danni – Intermarché 12 punti vendita distrutti; le Galeries Lafayette assalite ovunque; 300 biciclette Dott distrutte a Parigi, 80 a Bordeaux, 20 a Lione; Apple Store saccheggiato e Decathlon incendiato a Bordeaux.
A Parigi tutto parte da place de la République – dove ora vige il coprifuoco dalle 23 alle 6 di mattina –. Dalle 18 gruppi incappucciati armati di piede di porco hanno iniziato a saccheggiare profumerie, negozi di telefonia, abbigliamento, borse, alimentari. I commercianti hanno subito richiesto l’intervento delle forze dell’ordine: fino a 5 chiamate prima di scoprire che nessun interverrà – troppo poche le unità disponibili troppi i gruppi di casseur da contenere –. Questo protocollo – violenti che passano da un negozio all’altro senza incrociare un agente – verrà replicato in tutte le grandi città del Paese.
In serata il bottino è già online: i ragazzi mostrano su TikTok giacche Under Armour, computer Apple, carte Pokémon, borse Louis Vuitton, prodotti Sephora, maglie Stone Island, che finiscono su Vinted e Leboncoin – che hanno poi rimosso gli annunci – a una frazione del prezzo, con tanto di provenienza; le trattative si spostano poi sul più sicuro Snapchat.
I casseur colpiscono anche i simboli della Repubblica: i municipi di Grenoble, Angers, Lille e l’ufficio del turismo nel centro di Lione – che brucia per ore –. I casi più gravi a Limoges, dove un incendio ha distrutto il comune, la torre dell’800 e due terzi della facciata – il presunto colpevole, 34 anni, rischia 30 anni di carcere – e a Marsiglia dove i violenti hanno sfondato la porta d’ingresso del municipio, rovesciato il busto di Marianne e disegnato sul muro la «A» cerchiata degli anarchici. Il suo sindaco Benoît Payan vuole sapere perché in una città 5 volte la superficie di Lione, 2,5 quella di Parigi c’era una sola pattuglia CRS – il reparto della Police Nationale francese specializzato in antisommossa – e quali ordini abbiano ricevuto gli agenti «ora dopo ora».
Fare quello che si può con quello che si ha
In Francia il dimensionamento delle forze dell’ordine dipende dalle previsioni dei servizi d’intelligence. Si segue la regola del distanziamento: durante un corteo si sorveglia il raduno, si proteggono i manifestanti; solo in caso di violenza entrano in campo i CRS – 15.500 agenti divisi in compagnie da 120 uomini – e la gendarmerie mobile – 12.000 uomini –.
I problemi del 17 ottobre iniziano proprio dalle previsioni: per l’intelligence 150.000-200.000 persone – e non 800.000 – e un rischio «alto» di violenza urbana da parte di 5.000 militanti dell’ultrasinistra e di alcuni soggetti dei quartieri popolari pronti a colpire i simboli dello Stato e del capitalismo.
Le forze schierate sono dunque limitate: per Parigi 5.000 agenti e 33 unità CRS – la metà di quelle del 2019 –. Affrontano gruppi organizzati, studenti radicalizzati, giovani delle banlieue e black bloc: almeno 2.000 a Parigi, tra 2.000 e 3.000 a Nantes, 8.000 a Marsiglia. Sono in strada dal mattino: prima gli attacchi alla polizia, poi i saccheggi, nel pomeriggio il devasto. In serata arrivano a 300 metri dall’Eliseo.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez nega un sottodimensionamento. Il sindacato UN1TÉ denuncia persino la mancanza di acqua e munizioni. Il bilancio è di 2.397 arresti – 855 a Parigi – e 997 feriti tra le forze dell’ordine. Domenica gli scontri riprendono a Parigi e a Lione.
Il discorso di un presidente
La stessa sera alle 20 Emmanuel Macron parla alla Nazione in diretta televisiva dal Palazzo dell’Eliseo: aveva già commentato i fatti di sabato su X. «Un momento di estrema gravità» – dice – che fa provare a tutti «rabbia e vergogna». Sostiene sindaci, commercianti e forze dell’ordine, che hanno subito «violenze senza precedenti»: il Governo dovrà dare risposte chiare, trasparenti; e chi ha distrutto pagherà.
I casseur non sono però le «centinaia di migliaia» di persone scese in piazza con «richieste legittime» – precisa –. Le proposte: la possibilità concessa a prefetti e sindaci di vietare raduni; l’invito a partiti, sindacati e organizzazioni a condannare le violenze; la volontà dello Stato di lavorare con il mondo della scuola per proposte concrete già in settimana.
Le reazioni da destra e da sinistra sono immediate: discorso «deplorevole» per Jordan Bardella, «assolutamente irresponsabile» per LFI, «molto preoccupante» per Bruno Retailleau dei Repubblicani. Per Ciotti, sindaco di Nizza, Macron ha «parlato per non dire nulla»; per Marine Tondelier dei Verdi ha scordato le vittime – due manifestanti mutilati dalle granate –.
I sindaci chiedono risposte come il presidente dell’Assemblée Nationale Yaël Braun-Pivet: una commissione d’inchiesta sulle violenze e sulla strategia di mantenimento dell’ordine. Tra di loro c’è il primo cittadino di Longué-Jumelles Frédéric Mortier che ha rimosso dal municipio il ritratto del presidente.
Il buono che avanza
Nel dibattito i manifestati pacifici trovano sempre meno spazio: sono giovani e meno giovani, che hanno marciato intonando la Marsigliese, con i cartelli in mano, le cui immagini scorrono sui social sotto la voce «ciò che non vedrai in televisione».
Tra questi ci sono i cortei che si aprono per lasciar passare i camion dei pompieri; famiglie con i figli; pensionati con i nipoti; musicisti al Canal Saint-Martin che intonano l’Internazionale e tanti giovani entusiasti alla loro prima manifestazione senza genitori. C’è anche l’Orchestre du Nouveau Monde, che qualche giorno prima si è esibita davanti all’Hôtel de Ville di Parigi. A place de la République il 17 ottobre viene colpita dai gas lacrimogeni: in 5 anni di mobilitazioni sociali e per il clima – dicono i suoi responsabili – non è mai successo.
Quando i cortei si dividono – per il lancio di lacrimogeni e granate stordenti – e lasciano la piazza l’atmosfera cambia. Molti notano l’assenza delle forze dell’ordine – nessun CRS né in direzione Bastille né verso place de Clichy – e la presenza di giovani incappucciati, senza cartelli, che a Parigi, come a Marsiglia e a Lione iniziano a saccheggiare negozi e supermercati.
I manifestanti temono che la violenza «renderà invisibile tutto ciò che hanno da dire»; la loro speranza: che la mobilitazione continui.
Act II
Mentre i responsabili vengono via via identificati – grazie a immagini di telecamere e video social e al prelievo di DNA e impronte – e molte città optano per i coprifuoco notturno – Marsiglia, Lione, Nizza, Lille e Parigi –, i Gilets jaunes, annunciano un Act II sabato 24 ottobre – 111 mobilitazioni, tra cui 89 manifestazioni, a Parigi appuntamento alle 17 in place de la Bastille –; i liceali cortei giovedì 22 e sabato 24 ottobre; gli universitari – 34 atenei in 19 città – il 22 ottobre e il 3 novembre. Su TikTok circolano già le date del 31 ottobre – Act III – e del 5 novembre – Act IV – giorno dello sciopero indetto dai sindacati.
Il governo dice di voler garantire il diritto a manifestare, ma annuncia l’impiego dei militari Sentinelle e RAID e non esclude il divieto perché si temono ancora azioni violente a opera dell’ultrasinistra.
La Francia, come spiega Alain Bauer, è «a rischio insurrezione». Cosa non gradita soprattutto ai mercati, preoccupati per il suo debito, la sua mancata crescita economica e la sua classe politica, incapace di far rispettare le misure di sicurezza.

