Ne sono stati recuperati a migliaia sulle coste francesi. Morti o in fin di vita. Dietro l’ecatombe dei pulcinella di mare stress climatico, inquinamento, mancanza di cibo. E la conferma di un ecosistema sempre più fragile e vulnerabile.
Pulcinella di mare, a migliaia, spiaggiati, morti, feriti o indeboliti al punto da non riuscire a volare. Questa è l’immagine che abitanti del posto, escursionisti e volontari si sono trovati di fronte il 12 febbraio, dopo il passaggio della tempesta Nils sulle coste atlantiche della Francia.
Febbraio nero sulle coste bretoni
Tutta l’Europa nordoccidentale ha assistito a questo macabro spettacolo. Tra le regioni dove è stato recuperato il maggior numero di esemplari c’è la Bretagna.
I primi avvistamenti sono stati confusi con cumuli di alghe: piccole macchie scure, a distanze regolari. Da vicino si sono rivelati corpi di macareux, adagiati o sommersi nella sabbia.
Le prime segnalazioni sono arrivate dalle spiagge del golfo del Morbihan. Poi si sono moltiplicate: Belle-Île-en-Mer, il litorale tra Houat e Hoedic, Erdeven. Finistère, Pays Bigouden, Audierne. La scena sempre la stessa: pulcinella morti o, se vivi, immobili nella schiuma o sepolti nella sabbia fino al collo.
La portata dell’evento si è compresa quando Network of Wildlife Care Centres ha reso noto il numero degli esemplari recuperati: 12.000. Cifra sottostimata, considerando che non tutte le spiagge sono state battute; probabilmente dieci volte superiore, visto che molti animali hanno perso la vita in mare aperto.
Volontari sulla spiaggia di Lège-Cap-Ferret – fonte Libération
Un bilancio drammatico, anche tra i sopravvissuti
Molti superstiti non hanno raggiunto le strutture di accoglienza: il 15% è morto lungo il tragitto. Chi ce l’ha fatta è arrivato in condizioni critiche: letargico, incapace di muoversi, ipotermico.
I volontari hanno subito notato un elemento comune: tutti erano visibilmente sottopeso e in uno stato di denutrizione avanzata.
Come tutti gli alcidi, i macareux hanno un peso modesto. Quelli ritrovati però erano di 200 grammi, contro i 400-500 abituali: il più debilitato raggiungeva a stento i 180 grammi.
Recupero: cosa fare (e cosa no)
Chi vuole aiutare un esemplare deve fare una sola cosa: lasciare da parte iniziativa personale e buon senso e chiamare il centro soccorsi. Gli esperti spiegheranno cosa fare, soprattutto nella fase di recupero, la più delicata.
La prima cosa è indossare dei guanti per evitare stress e contaminazioni. Per catturare un superstite meglio utilizzare un panno, che mantenga le ali aderenti al corpo e la testa protetta. Non devono essere somministrati né acqua, né cibo: l’animale è troppo debole e potrebbe soffocare. Bisogna riporre il pulcinella di mare in una scatola forata, al buio, con piccolo sacchetto di acqua calda. E trasferirlo il prima possibile a un centro autorizzato.
Il protocollo
Nelle strutture i primi interventi riguardano il controllo della temperatura, dello stato del piumaggio, del peso e delle eventuali ferite.
Il passo successivo è riscaldare, adagiando i superstiti in scatole chiuse, da riporre sotto lampade termiche. In alternativa si possono utilizzare coperte e sacchetti di acqua calda.
I pulcinella verranno alimentati solo in un secondo momento, quando avranno raggiunto una temperatura accettabile. Questa fase è molto complessa perché avviene attraverso un tubicino, che arriva fino allo stomaco, con cui si somministra una poltiglia di pesce. Un gesto tecnico, traumatico per l’animale, ma necessario. Solo quando avranno recuperato le forze potranno cibarsi da soli.
Con una temperatura stabile ed un peso normale, i macareux possono affrontare l’ultimo step, che prevede il lavaggio del piumaggio e la messa in acqua, in piscine gonfiabili. Qui verranno testati impermeabilità, recupero della mobilità e resistenza.
Dopo 15-20 giorni, se il piumaggio torna ad essere completamente idrorepellente, condizione vitale per affrontare il mare aperto, l’animale può essere liberato.
Secondo la LPO, la Ligue de Protection des Oiseaux, solo il 25% dei pulcinella salvati vivrà questo momento.
Morti per fame
Il lavoro dei veterinari e dei volontari non si esaurisce con il rilascio dei sopravvissuti: lo scopo è comprendere i motivi di questo disastro.
Escludere un’epidemia è stato facile. In questa stagione i pulcinella si trovano in mare aperto, sicuramente non così vicini da rendere probabile la diffusione di un’influenza aviaria
Anche il ciclone Nils, seppure eccezionale, non può giustificare da solo questa ecatombe. I pulcinella sanno resistere alle tempeste: “la loro spesa energetica durante questi eventi non aumenta rispetto alle condizioni normali”, spiega la ricercatrice Manon Clairbaux, perché hanno imparato ad essere meno attivi.
Le necroscopie hanno mostrato stomaci e intestini vuoti, riserve di grasso assenti e corpi emaciati. La morte è sicuramente avvenuta per esaurimento. La causa: mancanza di cibo.
I macareux si cibano di aringhe, capelin, anguille di sabbia. In condizioni normali pescano ad una profondità di 20-30 metri, ma durante le tempeste i pesci si rifugiano a 100 metri, fuori portata. Gli uccelli si sono consumati alla ricerca di cibo, che alla fine non hanno trovano. Un circolo vizioso, in cui si sono trovati ad affrontare più tempeste, senza mai recuperare le forze, peggiorando di volta in volta. Privi di energia, senza riserve di grasso, hanno perdoso calore, smesso di pulirsi, compromettono lo stato del piumaggio e la sua impermeabilità. Disorientati, incapaci di volare, sono finiti scaraventati sulle coste, morti annegati o per collisioni.
Anomalie che non sono più eccezioni
Gli episodi di mortalità degli uccelli marini sono l’ennesima riprova di un ecosistema ormai fragilissimo.
Come sottolinea Gabriel Jegou, eventi climatici estremi, come tempeste, ondate di calore, siccità e incendi stanno mettendo a dura prova tutte le specie animali.
A questo quadro si aggiunge la pesante eredità delle maree nere, i cui effetti sono ancora visibili. Relitti come quello dell’Erika, affondata nel 1999 al largo della Bretagna, o come quello della petroliera Tanio, affondata nel 1980 a 50 chilometri dall’Île-de-Batz, continuano a rilasciare idrocarburi, soprattutto durante le tempeste, che alterano la messa in sicurezza delle loro strutture. Nell’inverno 2020–2021 sono stati recuperati 161 uccelli cosparsi di olio, di cui 83 morti. Le analisi hanno confermato la compatibilità degli idrocarburi con quelli della Tanio.
Allarme dal mare
La tragedia dei pulcinella preoccupa non solo per l’evento in sé, ma per ciò che rappresenta. La pesca eccessiva, il riscaldamento globale, l’inquinamento hanno alterato l’equilibrio degli oceani, costringendo intere specie, come i pulcinella, a rotte sempre più settentrionali, traversate sempre più lunghe, dispendio di energie maggiore. Le nidiate sono sempre meno frequenti e i genitori incapaci di nutrire i piccoli. In questo scenario non sorprende che in quarant’anni un quarto degli uccelli europei sia scomparso e che i pulcinella di mare siano stati classificati “in pericolo”.
I macareux non sono solo vittime, ma anche sentinelle: ci avvertono che il punto di rottura è sempre più vicino. Tutelare anche questa specie e il loro habitat significa proteggere un sistema da cui dipendiamo tutti. Ignorarli significherebbe accettare che il nostro mare e il nostro futuro siano compromessi.
Pulcinella di mare, Vesterålen, Norvegia – Alessandro Seletti

