È il paese europeo dove Airbnb è più radicata, dove il mercato del turismo ne beneficia di più, dove la si usa per viaggi e per arrotondare lo stipendio. Eppure la Francia ha deciso di non fare sconti alla piattaforma e di dichiarare guerra agli affitti brevi
I primi sei mesi del 2026 sono un successo per Airbnb: ricavi in crescita del 17%, utile di 816 milioni di dollari, rendimento trimestrale per azione 1,37 dollari – circa il 4% annuo.
Parigi resta la sua prima città; la Francia il suo secondo mercato. È presente nell’81% dei suoi comuni – 29.000 in totale – e nel 71% degli annunci stagionali francesi. Ma è proprio qui che la piattaforma incontra le maggiori resistenze.
Il 10 luglio il tribunale di Parigi ha condannato la proprietaria di 4 appartamenti e la società di concierge che li gestiva a 220.000 euro di multa a testa. I reati: aver trasformato le abitazioni in alloggi turistici senza autorizzazione e non aver dichiarato 410.000 euro tra il 2022 e il 2024. Un mese il tempo concesso perché le strutture rientrino nel mercato degli affitti annuali, pena 1.000 euro al giorno per appartamento. Stessa sorte ad aprile per una SCI – Société Civile Immobilière -: 585.000 euro di multa per 11 abitazioni trasformate in alloggi turistici, 1.000 euro al giorno per ogni struttura ancora in affitto; attività cessata.
Il conto più salato lo sta pagando la piattaforma: 8,6 milioni di euro, confermati il 31 luglio 2026 dal Consiglio Costituzionale per la tassa di soggiorno di 7.410 pernottamenti mai versata all’isola di Oléron tra il 2021 e il 2022.
Quando una casa può diventare un alloggio turistico
Le sanzioni rimandano alla legge Echaniz-Le Meur del novembre 2024, varata all’unanimità da Assemblea Nazionale e Senato – unica contraria l’estrema destra – per regolamentare gli alloggi turistici, passati in 8 anni da 300.000 a 1,2 milioni.
La riforma agisce su più leve. Quella fiscale riduce dal 50% al 30% le detrazioni sugli affitti brevi per le abitazioni non classificate – come quelle di Airbnb e Booking – e dal 71% al 50% quelle per gli alloggi con valutazione amministrativa-turistica. La leva amministrativa lascia ai comuni la possibilità di abbassare a 90 giorni il tetto massimo degli affitti turistici e di destinare intere aree solo a residenze principali se sul territorio le seconde case superano il 20%.
A questo si aggiunge il permesso di cambio di destinazione d’uso: da giugno tutti i comuni di Francia possono richiedere a chi trasforma un appartamento in un Airbnb di garantire un’abitazione con metratura equivalente nello stesso quartiere. Un immobile classificato come residenza principale negli ultimi 30 anni inoltre non può cambiare destinazione: pena multe fino a 100.000 euro.
Perché Airbnb funziona così bene in Francia
La regolamentazione del 2024 si spiega con la capillare presenza della piattaforma che in Francia ha trovato ottimi presupposti: 3,7 milioni di seconde case, fiscalità agevolata, mercato interno enorme – il 65% delle prenotazioni estive è effettuato dagli stessi francesi –, 268 milioni di pernottamenti stagionali, di cui 192 milioni prenotati on-line. Oggi secondo AirDNA il 71% degli 1,31 milioni di annunci stagionali attivi ogni mese in Francia sono pubblicati su Airbnb; il 12% è presente sulla concorrente Abritel, il restante 17% su entrambe le piattaforme.
Ad agevolare l’espansione è la tassa di soggiorno riscossa da Airbnb per conto delle amministrazioni locali: oltre 210 milioni di euro versati nel 2025 al 76% dei comuni esistenti. A beneficiarne soprattutto le aree rurali con 310 comuni con meno di 20.000 abitanti che hanno incassato più di 100.000 euro al giorno.
A fare la differenza è la presenza nei palazzi del potere. Secondo L’Haute Autorité pour la transparence de la vie publique sono 11 le persone che rappresentano gli interessi di Airbnb in Francia. Molte hanno un passato politico di primo piano, come Auxence Moulin, membro del gabinetto dell’allora Ministro delle finanze Macron, Myassa Djebara, consulente di En Marche ! durante la campagna presidenziale del 2022 e Mathieu Laine, da sempre legato all’attuale Presidente della Repubblica.
Parigi sul piede di guerra
La legge Echaniz-Le Meur vale in tutto il Paese ma è a Parigi che viene applicata con la massima intransigenza: 1,3 milioni di euro di multe nel 2024; 2,4 milioni nel 2025; già 1 milione nei primi 5 mesi del 2026.
A promuovere la lotta contro gli affitti turistici illegali è il nuovo sindaco socialista Emmanuel Grégoire, che da aprile ha dotato il municipio di una brigade de protection du logement: riunisce 7 servizi comunali già esistenti, 150 agenti giurati e lavora a stretto contatto con polizia e magistratura per combattere chi specula su alloggi di scarsa qualità e tenta di aggirare la normativa.
La giunta punta a controlli più efficaci. Da maggio 2026 applica il regolamento europeo che obbliga le piattaforme di intermediazione come Airbnb a trasmettere digitalmente le informazioni su tutte le prenotazioni. Dal 2027 valuterà l’aumento della tassazione delle abitazioni turistiche concesso dalla legge di bilancio 2026 ai comuni con forte tensione abitativa: obiettivo rimettere sul mercato 20.000 appartamenti, concedendo ai parigini di affittare per un numero limitato di giorni solo l’abitazione principale.
Il prezzo da pagare per cancellare Airbnb
È indubbio che piattaforme come Airbnb sottraggano alloggi al mercato residenziale soprattutto nelle grandi città: a Parigi il 30% delle case è destinato agli affitti brevi; a Nizza il 70% è un investimento immobiliare. Il fenomeno porta anche disagi quotidiani: condomini con arrivi e partenze continue, quartieri rumorosi, annunci falsi generati con l’intelligenza artificiale, tensioni con il settore alberghiero.
Dietro molti annunci, però, non ci sono i grandi immobiliaristi: sempre più francesi affittano una stanza, una dependance o la loro abitazione principale per rimborsare un mutuo o integrare una pensione.
Airbnb porta anche il turismo dove gli hotel non arrivano: secondo Nathan Blecharczyk, cofondatore della piattaforma, il 60% delle prenotazioni di Airbnb Europa riguarda piccoli centri in aree rurali, fino a poco tempo fa assenti dai circuiti turistici. La piattaforma ha inciso anche sul modo di fare vacanza: per7 francesi su 10 senza Airbnb i soggiorni familiari sarebbero più cari, partire sarebbe più complicato, la convivialità verrebbe meno.
La piattaforma continua intanto a sperimentare nuovi servizi: hotel boutique – con accordi con gruppi come Lark – , trasferimenti aeroportuali – disponibili già in 125 città Parigi compresa –, depositi bagagli, consegne a domicilio, noleggi auto, esperienze. In Francia promuove sconti del 20% per prenotazioni last-minute riservate agli ospiti con valutazioni superiori a 4,8, finanziati per il 15% dagli host e per il 5% dalla piattaforma.

