La visita in Francia di Papa Leone XIV è andata bene, ma non è stata una passeggiata

Dopo 18 anni un pontefice ritorna in Francia. Accolto da una folla di giovani e fedeli, a Parigi e Lourdes affronta tre questioni molto delicate per lo Stato laico

Venerdì 25 settembre Leone XIV ha compiuto il suo quinto viaggio apostolico internazionale. Ha scelto la Francia, che da 18 anni attende la visita apostolica di un pontefice – l’ultima quella di Benedetto XVI nel 2008 –. Quattro giorni in cui il Santo Padre ha incontrato politici, ecclesiasti e fedeli. Tre le tappe: Parigi, Lourdes e Metz. I temi trattati: intelligenza artificiale, accoglienza, ascolto dei più fragili, Europa, pace. I francesi hanno partecipato a migliaia: 80.000 alla veglia di preghiera dei giovani venerdì sera allo Stade de France; 800.000 alla messa di sabato in Place de la Concorde a Parigi; 150.000 alle celebrazioni di domenica a Lourdes.

Un Papa che piace a 8 francesi su 10

Leone XIV riscuote successo anche fuori dalla comunità cattolica. Secondo un sondaggio Odoxa-Backbone Consulting l’82% dei francesi ne ha una buona opinione; quota che sale al 92% tra i fedeli e non scende mai sotto l’80% neppure tra i non cattolici. Il 35% ha seguito l’evento, percentuale che raggiunge il 41% tra gli over 65 e il 77% tra i fedeli praticanti.

La Francia resta un paese laico e una parte dell’opinione pubblica non ha gradito la visita, costata alla Santa Sede 27 milioni di euro – 20 solo per le giornate di Parigi –. La sicurezza è stata a carico dello Stato: 14.000 tra poliziotti, gendarmi e soldati e 2.500 vigili del fuoco per la parata di Leone XIV tra Notre-Dame-des-Champs e Place Saint-Michel; 150 cecchini, sistemi anti-droni dell’Air and Space Force, squadre di cani, artificieri, specialisti in rischi nucleari, radiologici, biologici e chimici per la giornata di sabato; due caccia Rafale come scorta per il volo del pontefice da Lourdes a Metz. A questo si aggiungono disagi alla circolazione – stazioni della metro chiuse, accesso ai luoghi sensibili solo per i residenti – e spese a carico delle amministrazioni locali, come i 250.000 euro per i maxi schermo installati in Lorena.

Anche il numero dei cattolici racconta una realtà diversa dalla narrazione in questi 4 giorni.

Secondo il sondaggio Ifop del 2025 il 46% dei francesi si dichiara cattolico – contro l’82% del 1972 –; il 76% ha ricevuto il battesimo – dato che scende al 42% tra i 18 e i 24 anni e al 33% tra i nuovi nati –. Sacerdoti e religiosi sono una rarità – 18.000 nel 2022 contro 177.000 nel 1950 – come i cattolici praticanti – 3 milioni –.

Génération Léon

Ci sono però numeri in controtendenza come quello dei catecumeni battezzati a Pasqua: 21.000 – +400% rispetto al 2006 –, che insieme ad altre centinaia di migliaia di giovani – 80.000 in tutto – hanno animato la veglia di preghiera di venerdì allo Stade de France. Studenti, lavoratori, animatori pastorali, non battezzati, ebrei, musulmani e indù invitati da amici cattolici: la Génération Léon – come la definisce il giornalista Paul Sugy – numericamente inferiore a qualche decennio fa, meno praticante, non sempre battezzata, ma più coinvolta, consapevole dei propri dubbi, della fragilità dell’istituzione ecclesiale e delle sfide che l’attendono.

A motivarli non ci sono solo il Papa e le comunità cattoliche, ma anche sacerdoti e religiosi che utilizzano i social network per promuovere eventi, trasmettere veglie di preghiera, proporre dibattiti e approfondimenti. Frère Paul-Adrien d’Hardemare conta 680.000 iscritti su YouTube; Victor Dubois de Montreynaud, 26 anni, noto come Le catho de service, 100.000 iscritti su YouTube, 160.000 su Instagram e 300.000 su TikTok; suor Albertine 330.000 follower su Instagram e 200.000 su TikTok. Secondo un sondaggio di Aleteia di aprile 2025, il 78% dei giovani ha scoperto la fede anche attraverso questi canali.

Insieme agli esiliati a Maison Bakhita

Tutti i partecipanti vogliono ascoltare il Papa che decide di affrontare 3 temi particolarmente delicati per la Francia: immigrazione, fine vita, violenza sessuale nella Chiesa.

Immigrazione per Leone XIV significa integrazione: per questo visita il centro di accoglienza per esiliati Maison Bakhita, nel 18° arrondissement. Il progetto coinvolge 40 partner, un centinaio di volontari e nel 2025 ha accolto più di 1.600 persone. La struttura non è né un rifugio né un centro di accoglienza permanente, ma un centro risorse, un «terzo luogo». Sono richiesti solo il nome di battesimo e il paese di provenienza: nessun documento.  Offre assistenza medica e psicologica ogni 15 giorni e una trentina di attività: lezioni di francese, cucito, falegnameria, cucina. Il 100% di chi ha seguito i corsi di ristorazione ha trovato un impiego.

Il Papa vi rimane per meno di un’ora: ascolta le testimonianze di una donna rifugiata afghana, di una donna nigeriana uscita dalla rete di prostituzione e di una persona con disabilità. Qui ha l’occasione di ribadire che «nessuno è così povero da non avere nulla da dare e nessuno è così ricco da non avere nulla da ricevere»; che i poveri non sono una categoria sociologica e che i cristiani devono «liberare coloro che sono schiavizzati dall’economia e dalla cultura».

Fine vita e violenza sessuale nella Chiesa sono i temi di Lourdes

A Lourdes Leone XIV torna sul fine vita, riforma voluta dal governo Macron e approvata dal Parlamento il 15 luglio 2026. «Impossibile considerare normale dare la morte» – dice – «ciò che è legale non è necessariamente morale». «Nessuna legge umana» spiega ai malati «deve farvi perdere la certezza della vostra dignità»: i più deboli sono un tesoro prezioso, non un peso e «la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta». Alla scienza il compito di cercare soluzioni palliative perché chi soffre venga assistito e non eliminato.

Nello stesso giorno affronta anche il tema della violenza sessuale commessa all’interno della Chiesa, che secondo il rapporto della Commissione Indipendente del 5 ottobre 2021 – Ciase – ha causato in Francia, dal 1950, 330.000 vittime minorenni, di cui 216.000 per mano di sacerdoti e religiosi.

Leone XIV inizia con un gesto: prega davanti a «Il bambino che piange», fotografia esposta dal novembre 2021 sulla parete dell’emiciclo Sainte-Bernadette. Immortala il viso di una statua di cherubino in lacrime: è di un fotografo anonimo vittima di abusi da parte di un prete all’età di 8 anni ed è stata voluta dai vescovi francesi.

A porte chiuse incontra i prelati: li invita ad ascoltare, cercare verità e giustizia, perdonare, riparare, prevenire, «continuare il percorso intrapreso mantenendo la massima vigilanza» di fronte a questa «dolorosa piaga».

In serata l’incontro privato con 7 vittime di abusi sessuali: due ore, il doppio del tempo previsto. Il gruppo è formato da 4 uomini e 3 donne, minorenni e adulti al momento dei fatti, legati a contesti diversi – collegi, parrocchie, congregazioni –. Cinque hanno reso pubblica la propria identità; due restano anonimi; uno di loro è vittima dell’abate Pierre, figura carismatica della Chiesa francese, morto nel 2007 e accusato di violenza sessuale nel 2024. Un incontro con un ascoltatore attento e profondo – dicono le vittime note –, che «non si lascia ingannare», sa che i fatti continueranno perché permessi da una dimensione sistemica dell’istituzione che esiste ancora.

Non tutti hanno apprezzato questo momento. Per Arnaud Gallais, presidente dell’associazione Mouv’Enfants – vittima di violenza sessuale durante l’infanzia –, le persone incontrate sono troppo poche ed è necessario un atto più coraggioso, come dichiarare i fatti crimine contro l’umanità. Per Alain Esquerre – promotore dell’inchiesta sull’istituto cattolico Bétharram ora chiuso – i vescovi avrebbero selezionato solo vittime isolate per non mettere a disagio il pontefice, minimizzando la portata del fenomeno. Anche per le associazioni – che non sono state invitate – i casi sono trattati in modo sbagliato: ancora individualmente e non come problema sistemico basato su violenza e omertà.

Anche l’assenza di Macron non è passata inosservata: il presidente francese aveva già mancato la messa a Place de la Concorde – dove è stato rappresentato dalla moglie Brigitte –. Si è presentato però a Metz per parlare nuovamente di pace e di Europa.

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