Fino a un mese fa era solo il titolo di un racconto di Robert Barr sul femminicidio. Oggi il divorzio alpino è un argomento di attualità perché un video su TikTok e un caso giudiziario lo hanno trasformato in un fenomeno mediatico. Francia ed Europa si interrogano sulle sue dinamiche, che includono gestione del rischio, rapporti di coppia e tensioni relazionali.
Confinato per anni nella letteratura, l’alpine divorce è al centro del dibattito pubblico da metà febbraio, quando il racconto di una giovane americana, @everafteriya il suo nome utente su TikTok, ha generato migliaia di testimonianze simili. Nello stesso periodo, in Austria, il termine è stato collegato a un caso di cronaca giudiziaria.
L’espressione divorzio alpino si riferisce all’abbandono deliberato del partner, quasi sempre una donna, in contesti naturali isolati: montagne, sentieri, deserti, foreste. Impreparato, senza attrezzatura adeguata, né cibo, né acqua, chi viene lasciato solo vive un’esperienza traumatica e può trovarsi in situazioni di pericolo.
La sua origine è legata ad un racconto di poche pagine, An Alpine Divorce, pubblicato nel 1893 dallo scrittore scozzese Robert Barr. La storia è quella di uomo che decide di liberarsi della moglie, durante un viaggio nelle Alpi Svizzere, simulando un incidente.
Il caso USA
Il video che ha trasformato l’alpine divorce in un fenomeno globale è di una ragazza in lacrime, che si riprende su un sentiero di montagna. «Lo odio, mi sento così vulnerabile, è il sabato peggiore della mia vita», singhiozza, spiegando di essere stata lasciata sola dal compagno, durante un’escursione. Il filmato ha registrato 22 milioni di visualizzazioni e raccolto 4,2 milioni di like.
Fonte Libération
Testate come The Guardian e Independent hanno documentato come non si tratti di un caso isolato, ma di uno schema ricorrente: un partner più esperto, accelera, si allontana e lascia l’altra persona senza mappa, telefono e modo per rientrare. Gli episodi citati dai quotidiani e quelli condivisi sui social si sono verificati anche in contesti più familiari, spesso dopo un litigio. Le testimonianze sono quelle di donne abbandonate sul ciglio di una strada o in zone isolate, senza rete telefonica, spesso a notte fonda. Tutte sono state tratte in salvo da perfetti sconosciuti.
Il caso Grossglockner
L’episodio più grave legato al divorzio alpino è il caso di Kerstin Gurtner, ragazza di 33 anni, morta di ipotermia sul Grossglockner, la vetta più alta dell’Austria (3.798 metri), nella notte tra il 18 e il 19 gennaio 2025. Si è concluso a distanza di un anno, con una condanna penale a cinque mesi di reclusione, con sospensione della pena, e una multa di 9.400 euro per Thomas Plamberger, 38 anni, alpinista e compagno di Kerstin.
Grossglockner, 3.798 m – massiccio Hohe Tauern – KERSTIN JOENSSON – AFP – fonte Ouest France
Le indagini hanno subito riscontrato delle anomalie, come la mancata pianificazione dell’escursione e la partenza in un orario non consigliato. L’ascensione al Grossglockner è avvenuta in condizioni meteorologiche rese complicate dalle temperature invernali e da raffiche di vento che hanno sfiorato i 75 km/h. Plamberger racconta che, a pochi metri dalla vetta, Kerstin non è riuscita più a proseguire: esausta e disorientata, è stata lasciata sul posto. Il fidanzato si è diretto al rifugio Erzherzog-Johann-Hütte in cerca d’aiuto. L’allarme è stato dato intorno alle 3:30 del mattino, troppo tardi: la ragazza è stata ritrovata morta, senza coperta di sopravvivenza, legata a una roccia. Il tribunale ha constatato che la vittima non aveva un equipaggiamento adeguato: al momento del ritrovamento indossava “scarponi da snowboard”. Plamberger è stato accusato di abbandono e di non aver segnalato la situazione, né quando un elicottero è passato sopra la loro posizione, intorno alle 22:30, né effettuando una chiamata d’emergenza.
Corno Nero 4.322 m – Monte Rosa – Alessandro Seletti
Il rifiuto della debolezza
Questi episodi hanno colpito l’opinione pubblica perché reso reale una paura tipica di molti rapporti, soprattutto tossici: quella di essere “lasciti indietro” da un compagno migliore, che per questo rompe la coppia. Il timore si materializza in un abbandono fisico, senza preavviso, dove la persona rimasta sola è senza acqua, cibo e mezzi di comunicazione. La psicologa Amélie Boukhobza, intervistata da Doctissimo.fr, lo considera una violenza psicologica: la logica è quella della dominazione simbolica, in cui se l’altro rallenta, disturba, pretende viene lasciato a sé stesso. Abbandonare diventa una presa di posizione definitiva: non si lascia solo un sentiero, si tronca un legame.
Secondo Ynaée Benaben, direttrice dell’associazione femminista En avant toutes, nelle relazioni violente avventurarsi nel territorio del più forte è il miglior modo per lasciar a questa persona la possibilità di esprimersi. In un mondo distorto l’alpinismo rappresenta uno di questi territori: competitivo, basato sulla forza fisica e, per certi versi, ancora prevalentemente maschile, può trasformarsi da passione in violenza. Questo accade quando la fatica si fa sentire e il meno preparato rallenta. A questo punto emergono differenze di ritmo e tensioni, che convincono il più forte a proseguire da solo. Non si tratta di un piano premeditato per fare del male: è incapacità, o rifiuto, di riconoscere che il proprio compagno possa essere vulnerabile e debole.
Piramide Vincent 4.215 m – Monte Rosa – Alessandro Seletti
Non è alpinismo
Il divorzio alpino non trova alcuna conferma nelle regole dell’alpinismo. Nella tradizione alpina la salita avviene secondo un principio semplice: il gruppo procede alla velocità del più lento, che giuda il passo. Obiettivi e livello di rischio vengono calibrati sulle capacità del gruppo e sono il risultato di una scelta consapevole e condivisa, mai individuale. Abbandonare un compagno non è un’opzione, soprattutto in una situazione di pericolo. Verrebbe meno il principio della cordata, che va oltre il legame di una coppia, perché si basa sul concetto di squadra. Questo implica l’idea di rinuncia, anche a costo di scelte onerose sul piano pratico, come l’abbandono di parte dell’attrezzatura, quando sia più sicuro affrontare una discesa in corda doppia.
Capanna Margherita 4.554 m – Monte Rosa – Alessandro Seletti
L’obiettivo -vetta, traversata o percorso- è sempre secondario rispetto al gruppo. L’alpine divorce non ha quindi nulla a che vedere con l’alpinismo, anzi ne è un’aberrazione. Sostituisce la logica della squadra con quella della prestazione individuale e svuota di significato il vivere la montagna insieme.
L’errore è banalizzare
Il divorzio alpino non è un fenomeno strutturato: non esistono chat di uomini che si stiano organizzando in massa per abbandonare le proprie compagne. Questo non vuol dire che debba essere banalizzato e considerato solo l’ultima moda per garantirsi qualche click in più. Si tratta di un insieme più complesso, dove trovano spazio incomprensioni, aspettative non condivise, errori di valutazione e in alcuni casi dinamiche di potere. Negare la serietà di ciò che accade quando una persona viene lasciata sola in un contesto pericoloso sarebbe miope. Come lo sarebbe trasformare ogni episodio del genere in un atto violento.

