In questi mesi la Francia sta analizzando le cause del suo “inverno demografico”, tendenza che sembra irreversibile. Il Governo ipotizza nuove misure a sostegno di chi vuole avere figli e si prepara a gestire una società sempre meno giovane.
Fino a pochi anni la Francia era il paese europeo con un tasso di natalità in contro-tendenza. Nel 2025, e per la prima volta dal dopoguerra, ha visto il numero dei decessi superare quello dei nuovi nati. Difficilemente questo rapporto cambierà. Lo Stato quindi si prepara a gestire una società sempre più anziana e a varare nuove misure di sostegno per chi desideri un figlio.
Un fenomeno globale
Inizialmente circoscritto alle sole economie avanzate, il crollo delle nascite è oggi un problema globale. Dal 2020 il 50% della popolazione mondiale vive in paesi dove la fertilità è scesa sotto la soglia di sostituzione generazionale. Se la traiettoria non subirà variazioni, questa quota salirà al 75% nel 2050 e al 97% nel 2100. Lo sviluppo demografico, inoltre, si sta concentrando solo in alcune aree: secondo le proiezioni ONU riprese da Visual Capitalist, degli oltre 133 milioni di neonati attesi nel 2026 l’85% nascerà in Asia e in Africa. Quest’ultimo sarà l’unico continente a mantenere un tasso di fertilità compatibile con il ricambio generazionale. Per il resto del mondo è previsto un “inverno demografico” con livelli medi pari a 1,41 figli per madre in Europa, 1,59 in Nord America, 1,78 in Sud America.
Fonte Libération
La Francia in numeri
Questa dinamica coinvolge anche la Francia dove per la prima volta dal dopoguerra il numero dei decessi ha superato quello dei nuovi nati. L’indagine INSEE del 2025 ha registrato 643.773 nascite (le più basse dalla fine della Seconda Guerra Mondiale) e 651.000 decessi (+1,5% rispetto al 2024).
Fonte Le Parisien
L’Istituto di Statistica precisa che il dato sulla mortalità è stato influenzato da un’epidemia influenzale, ma la dinamica che si è innescata è ormai strutturale. La generazione del baby boom (1946-1964) si trova oggi nella fascia di età con la più alta percentuale di mortalità. La forbice tra decessi e nascite è quindi destinata ad allargarsi: entro il 2040 i morti saranno 800.000 all’anno; i nuovi nati sempre meno.
Su quest’ultimo fronte non ci sono segnali di miglioramento: dal 2023 la Francia registra solo variazioni negative. Nel 2024 le nascite sono diminuite del 2,8%; nel 2025 del 2,3%. I primi dati del 2026 non promettono niente di buono: a febbraio sono nati 48.268 bambini, il 2,1% in meno rispetto al febbraio 2025.
Dati Insee – fonte Le Figaro
Una molteplicità di cause
Le cause di questo fenomeno non si riducono a una sola variabile, ma ad un insieme di scelte, vincoli materiali e fattori biologici.
Lo “Studio sulle relazioni familiari e intergenerazionali” di INED, presentato a luglio 2025 su Population & Sociétés, indica che in 25 anni il numero di figli desiderati è sceso da 2,7 a 2,3. Tra i 25 e 39 anni le intenzioni calano in tutte le categorie sociali, a prescindere dal genere, dal livello di istruzione, dalla categoria professionale, dal tenore di vita o dal paese di origine.
Gli intervistati hanno precisato che esistono ostacoli concreti che inibiscono il desiderio di un figlio, soprattutto se si tratta di un secondo o di un terzo. Diventare genitori è un investimento e obbliga a fare i conti con denaro, tempo e carriera. Dopo la nascita di un figlio, per esempio, lo stipendio mensile netto diminuisce in media di 200 euro per le madri e di 81 euro per i padri, perché calano le ore trascorse sul posto di lavoro; il tempo deve essere distribuito in modo differente a discapito delle passioni individuali; il percorso professionale e le soddisfazioni a esso collegate devono essere rimodulati perché i genitori, in special modo le madri, sono chiamati a ridurre o interrompere il lavoro.
Fonte Le Figaro
Un altro aspetto da considerare è l’età in cui si diventa genitori. I dati sono chiari: l’età media delle donne alla nascita di un figlio è passata dai 27 anni degli anni ’70 ai 31,2 anni di oggi; e più si sposta in avanti il progetto di diventare genitori, più aumenta la probabilità di non riuscire a realizzarlo o di fermarsi a un solo bambino. In Francia l’infertilità è un problema e coinvolge 3,3 milioni di persone; a confermarlo sono i dati sulla procreazione medicalmente assistita, che riguarda il 4% delle nascite.
Anche lo stress e la salute mentale rientrano nelle cause che influenzano la natalità. Il 6% del campione intervistato dichiara di aver sofferto di burnout genitoriale e il 20% di depressione post partum. Il desiderio di volere un altro figlio viene dunque archiviato per non mettere a rischio l’equilibrio psicologico della persona e della coppia.
Non procreare è in alcuni casi anche una scelta ecologica. Uno studio pubblicato nel 2017 su Environmental Research Letters di Seth Wynes e Kimberly Nicholas, poi confutato, sostiene che un figlio produca 58,6 tonnellate di CO₂ in più all’anno. Avere meno figli secondo alcune teorie potrebbe essere quindi un modo per contribuire a salvare il pianeta.
Una tendenza da governare
Le risposte per arginare il calo demografico sono ovviamente molteplici, come lo sono le sue cause. Si dividono tra un sostegno immediato a chi vuol diventare genitore e il prepararsi a una Francia con una popolazione sempre meno giovane. In entrambi i casi il Paese non può dimenticarsi del suo indebitamento, circa 670 miliardi di euro verso paesi terzi (dato di fine 2024 ), cifra che in una società di anziani rischia di aumentare.
Il Governo sta varando un pacchetto di 37 proposte, che prevede l’ipotesi di 250 euro al mese dal primo figlio senza vincoli di reddito, incentivi fiscali, strumenti legati alla casa (fino a un prestito a tasso zero in caso di nascita), aumento dei servizi di assistenza all’infanzia, un nuovo congedo di nascita aggiuntivo e un probabile congedo parentale unificato e meglio retribuito. Sul tavolo anche un “piano infertilità” che prevede la realizzazione di nuovi centri di procreazione assistita, la revisione del limite d’età per la fecondazione in vitro, strutture mediche specializzate su gravidanze ad alto rischio e mortalità infantile, reti di sostegno psicologico per il periodo post partum.
Un bambino in una nursery a Lione – (Antoine Boureau/Hans Lucas. AFP) – fonte Libération
L’immigrazione viene presa in considerazione per garantire nuova manodopera, ma i numeri ne dimostrano i limiti: per mantenere invariato il rapporto tra persone attive e pensionati servirebbero 13 milioni di immigrati in vent’anni, un numero quattro volte superiore a quello registrato negli ultimi 25 anni.
Torna a farsi avanti l’idea di lavorare più a lungo e dunque di trovare un’occupazione anche per gli anziani.
Il governo vorrebbe anche inviare una lettera a tutti i minori di 29 anni: una comunicazione che dia informazioni sulla fertilità e sulle opzioni disponibili, senza presentarle come scorciatoie.
Una risposta articolata quindi che deve da una parte garantire le migliori possibilità a chi desidera avere figli senza obbligare alla genitorialità e dall’altra gestire una società che invecchia rapidamente.
Pointe de Trévignon – Bretagna

