In Italia è stato citato nella recente inchiesta sulla movida milanese, che coinvolge escort e calciatori di serie A. In Francia è già un’emergenza sanitaria perché i danni che causa al sistema nervoso sono irreversibili. Il Governo è corso ai ripari, ma per gli specialisti non basterà.
È conosciuto come gas esilarante; i ragazzi lo chiamano «proto». È inodore, incolore, ha un sapore leggermente dolciastro. Per qualche minuto fa ridere, allontana l’ansia, distorce la percezione della realtà. Viene utilizzato in medicina come anestetico leggero, per esempio nell’ambito odontoiatrico. Nell’industria alimentare si trova nella panna spray, nelle mousse e nei cocktail. Fuori da questi ambiti è utilizzato puro, senza ossigeno, inalato attraverso palloncini riempiti con gas recuperato da cartucce da cucina o da bombole industriali; e diventa pericoloso, perché oltre alla dipendenza, procura danni irreversibili all’organismo. Lo Stato sta cercando di arginare il fenomeno con le normative, ma per la comunità scientifica serve un approccio diverso.
Ustioni, perdita di coscienza, danni al sistema nervoso
Il primo effetto fisico è legato alla temperatura. Quando il gas si decomprime produce temperature molto basse, che causano ustioni da freddo, soprattutto tra le gambe, dove i consumatori tengono i contenitori. Il secondo è l’ipossia. Non essendo miscelato con l’ossigeno, arriva nel sangue puro e genera perdita di conoscenza, vertigini, tachicardia, difficoltà respiratorie.
I medici temono le conseguenze a medio-lungo termine, perché il gas blocca l’azione della vitamina B12, essenziale per il funzionamento del sistema nervoso.
All’inizio i sintomi sono banali: intorpidimento, formicolio a mani e piedi. Quando i danni arrivano ai nervi periferici, piedi e gambe non si muovono più: i pazienti, paralizzati, sono costretti sulla sedia a rotelle. La situazione precipita quando sono coinvolti midollo spinale e cervello: al banale mal di testa si aggiungono perdita di memoria, disturbi psichiatrici, psicosi. Chi raggiunge questo stadio non ricorda cosa sta facendo e non sa compiere nemmeno le azioni più banali, come accade a chi ha subito un trauma cranico o un ictus. È questo «declino cognitivo» che preoccupa medici come Christophe Riou, specialista nelle dipendenze presso gli Hospices Civils de Lyon, perché interessa moltissimi pazienti, tutti giovanissimi.
Cifre allarmanti sui casi gravi
I dati confermano le preoccupazioni degli specialisti.
Fino al 2018 la rete nazionale francese di vigilanza sulle dipendenze registrava meno di una dozzina di casi gravi all’anno; nel 2019 erano già 37. Da lì la curva non si è più fermata: 350 casi nel 2021 e nel 2022, 458 nel 2023, 500 nel 2024; l’età media dei pazienti 22 anni, nell’80% con danni neurologici.
Il 2025 non fa eccezione e registra il record di casi gravi. Nella sola Île-de-France l’Agence Régionale de Santé (ARS) ne ha rilevati 99 tra gennaio e ottobre 2025: nel 2024 erano 82; l’anno prima 45. L’età di sperimentazione è sempre più precoce: il 5,4% degli studenti delle scuole superiori lo ha già provato e il dato aumenta al 12% tra ragazzi di 18-24 anni.
I dati pubblicati mercoledì 15 aprile dall’Agence du Médicament sono ancora più allarmanti: il 50% dei consumatori usa il prodotto quotidianamente; il 59% da più di un anno. Per la prima volta sono interessati anche i neonati: due hanno presentato disturbi neurologici alla nascita, causati dal consumo della sostanza da parte delle madri durante la gravidanza.
Bombole di protossido di azoto e palloncini in una strada di Montpellier – fonte Le Monde
Vite spezzate
Ciò che definisce la portata di questo fenomeno sono le centinaia di cosiddetti «casi gravi».
Lucas, 21 anni, di Lille, ha iniziato a consumare protossido a 13 anni. L’effetto della prima dose è durato appena un minuto, quello successivo 20 secondi. Il problema è che bisogna assumerlo continuamente. Quando è stato ricoverato a 18 anni, non riusciva più a stare in piedi. Dopo mesi di fisioterapia ha riacquistato parte della mobilità, ma non riesce ancora a muovere le dita dei piedi. Teme di ammalarsi di Alzheimer a 40 anni.
Chérif Bougag, 39 anni, ha provato il proto nel 2019 a una festa in Belgio. Il giorno dopo era il suo chiodo fisso. «Più ne prendi, più ti sballi. Dimentichi tutto, pensi solo a quello.» Dopo un mese dalla prima dose, un ictus, un’embolia polmonare, il coma. Sei anni dopo spera di poter tornare a camminare con le stampelle.
Chérif Bougag, invalido dopo un ictus e un’embolia polmonare causati da protossido di azoto, a Lille, nel luglio 2025, LOUISA BEN – fonte Le Monde
Lola, 18 anni, ha iniziato quando ne aveva 14. Il primo giorno di scuola del 2023, si è presentata la mattina, ma nel pomeriggio è sparita per fare palloncini. Alla fine dell’anno era paralizzata: consumava fino a 12 bombole al giorno. Ha smesso, ha riacquistato la mobilità, ma poi ha ricominciato. Oggi non sa se riacquisterà l’uso delle gambe, né se non ci ricascherà.
Ci sono poi i morti: Yohan, 19 anni, arresto cardiaco dopo aver inalato gas; Julie, 21 anni, trovata morta il 6 marzo 2025 su un pavimento cosparso di bombole di proto; Mathis, 19 anni, investito e ucciso da un automobilista che aveva consumato gas esilarante.
La risposta del Governo: leggi ferree
Questa piaga ha mobilitato la classe politica, che, unanime, ha lavorato sulla normativa.
Nel maggio 2021 la prima legge ne ha vietato la vendita ai minori e la commercializzazione nelle tabaccherie e nelle discoteche, ma non ha coinvolto né gli adulti, né il mercato online. Nel luglio 2023 un decreto ha limitato gli acquisti all’ingrosso, ma non ha chiarito se vendere protossido di azoto sia legale o no. Da febbraio 2026 solo i professionisti della ristorazione e della medicina possono acquistarlo. Il 24 marzo 2026, con il disegno di legge «Ripost» del ministro dell’Interno Laurent Nuñez, sono stati introdotti tre nuovi reati: il semplice consumo o inalazione punibile con un anno di carcere e una multa di 3.750 euro; il trasporto senza giustificato motivo con due anni e 7.500 euro; la guida sotto effetto del gas con tre anni e 9.000 euro.
fonte Le Parisien
Perché una legge non basta
Mentre il disegno di legge «Ripost» è in fase di iter parlamentare, il 26 e 27 marzo 2026, a Lille, si è tenuto il primo congresso nazionale dedicato al protossido di azoto, organizzato dalla rete Protoside, fondata da Guillaume Grzych, biologo e medico dell’Ospedale Universitario di Lille. La valutazione degli specialisti sulle misure appena annunciate è unanime: «un buon segnale, ma non sufficiente», perché oltre alla repressione servono medici competenti, strutture di accoglienza, prevenzione.
La particolarità del prodotto (è rilevabile nel sangue solo nei primi 15 minuti) rende difficile la diagnosi: servono quindi medici preparati a riconoscerlo, che non associno i sintomi ad altre patologie neurologiche o cardiache.
Oltre a intercettare i casi e a stabilizzare i pazienti, sono indispensabili percorsi di follow-up che monitorino la situazione, evitando possibili ricadute. Vengono già proposti, ma solo il 20% vi partecipa, perché i pazienti negano il problema.
È necessario quindi prevenire con un programma di comunicazione mirato e di massa. Il messaggio deve essere chiaro: il protossido d’azoto crea dipendenza e ha effetti devastanti sull’organismo. Va promosso nei locali, nelle scuole, per le strade. Come testimonia Arnaud Dalbis fondatore dell’associazione Stop Balloons, bisogna essere diretti, anche a costo di spaventare: «quando parliamo di cateteri urinari, problemi di erezione, paralisi, psicosi la situazione cambia».
C’è una dimensione ulteriore che bisogna indagare: la motivazione dell’abuso di questa sostanza. Il dottor Blaise Bignami è chiaro «dietro questi consumi ci sono psicotraumi, violenze, aggressioni sessuali, bullismo; una ricerca di depersonalizzazione, l’uscita dal proprio corpo per liberarsi da ciò che traumatizza». Qualcosa di profondo, che richiede ben oltre una normativa.
Arnaud Dalbis dice di raccogliere “ogni giorno” bottiglie di protossido di azoto abbandonate davanti alla sua clinica nell’ovest della regione di Parigi, Mehdi Gherdane – fonte Le Parisien

