In Francia la chirurgia estetica esplode tra i giovani: non solo botox e liposuzioni ma richieste di intimità perfetta, virilità XXL e silhouette estrema. La cifra comune: nessun problema fisiologico. La questione: fino a che punto la medicina debba assecondare desideri nati da insicurezza, confronti on-line e standard artificiali
Dopo la morte di una venticinquenne di Nizza il 27 luglio durante un intervento ai glutei in un centro non autorizzato, 5.000 medici hanno chiesto al Ministro della Salute Stéphanie Rist di affrontare al più presto il problema della chirurgia estetica illegale – il 40% del totale interventi. A preoccupare anche il numero di pazienti giovani – tra i 18 e i 34 anni – che si rivolge al canale ufficiale, che dal 2019 ha superato quello dei soggetti più maturi – tra i 50 e i 60 anni – e le loro richieste che riguardano parti del corpo più intime.
Intimo da Barbie – virilità XXL – vitino da vespa
Chi si sottopone a questo tipo di intervento– ninfoplastica o labioplastica per le donne e falloplastica per gli uomini – nella maggior parte dei casi non ha alcun problema fisiologico.
Tra le ragazze l’idea nasce dal confronto con le coetanee: in spiaggia, in piscina, sotto la doccia, dopo una confidenza tra amiche. Prima di optare per l’intervento alcune di loro hanno già rinunciato all’attività sportiva e alle sedute dall’estetista, limitato i rapporti sessuali per non mostrarsi al partner, verificato un’ipotetica nuova forma con del nastro adesivo. Vogliono apparire il meno possibile, con un’intimità quasi infantile, priva di imperfezioni e standardizzata.
La discussa pubblicità del brand di assorbenti intimi Nana celebra la bellezza della diversità di ogni donna, anche quando si parla di parti intime.
Nella clinica della ginecologa Sophie Berville-Lévy la correzione riguarda quasi sempre pazienti nella norma: le ipertrofie vulvari sono rare. Il che rende preoccupante l’aumento di interventi di ninfoplastica: 1.839 nel 2010, 4.600 nel 2016, 4.772 nel 2019. Altra anomalia l’età: il 90% delle pazienti della ginecologa Géraldine Giraudet dell’Ospedale Universitario di Lille ha meno di 20 anni; tra quelle rifiutate alcune liceali con compagne di classe già operate da medici più accondiscendenti. Stessa tendenza anche nell’Île-de-France: nella clinica del chirurgo Alexandre Koutsomanis si esegue una ninfoplastica a settimana, il doppio rispetto al 2021; la metà su pazienti con meno di 25 anni, alcune appena sedicenni. Nessuna presenta problemi medici.
Tra i ragazzi la motivazione è la stessa: un’insicurezza che raramente riguarda l’anatomia reale. Pesano i confronti negli spogliatoi, un fisico troppo robusto, rifiuti sui social e su app di incontri. Secondo la dottoressa Catherine Bergeret-Galley solo il 30% dei pazienti ha effettivamente misure sotto la media e nessuno presenta patologie: i ragazzi inseguono la perfezione, spesso senza limiti, come dimostrano casi di soggetti operati fino a 16 volte.
Tra le nuove tendenze il rimodellamento delle costole: un intervento di 10 minuti che rompe alcune costole, seguito da tre mesi di corsetto perché le ossa non tornino nella posizione originaria, per ottenere un vitino da vespa. Qui il rischio è più serio: si opera su una struttura ossea che protegge gli organi interni; e gli effetti a lungo termine non sono noti.
Come nasce l’idea di un difetto che non esiste
Il percorso di questi ragazzi comincia davanti allo specchio di un telefono, dove l’effetto lente d’ingrandimento del selfie trasforma ogni tratto in un’imperfezione. Ad amplificare l’insoddisfazione i social con modelli ritoccati non solo dalla chirurgia ma da filtri evidenti e influencer sempre insoddisfatti dell’aspetto fisico. Questi contenuti non si limitano ad alimentare il disagio: offrono soprattutto soluzioni. Quando creme, trattamenti e farmaci non bastano la risposta è il bisturi. Le pubblicazioni illustrano procedure, periodi di convalescenza e risultati con immagini dettagliate di un prima e un dopo. Il racconto in diretta dalla camera dell’ospedale va per la maggiore. Tra le prime a lanciare questa moda nel 2021 l’influencer Maeva Ghennam – 3 milioni di follower su Instagram –: via Snapchat ha raccontato il suo intervento «per tornare a quando aveva 12 anni» e spiegato la necessità di avere genitali perfetti.
La tendenza, infatti, è quella di scegliere il proprio chirurgo su Instagram o TikTok: lo conferma il 50% dei pazienti, percentuale che sale all’80% tra i più giovani. In Francia l’articolo 4 della legge 451 del 9 giugno 2023 vieta agli influencer di promuovere la medicina estetica, ma la norma si scontra con le piattaforme internazionali regolate dal Digital Services Act europeo, che lascia alle autorità nazionali margini di manovra limitati.
Regole, etica, disciplina
La prima preoccupazione dei medici riguarda il mercato clandestino, che viene pubblicizzato solo sui social, grazie a fantomatici chirurghi contattabili via WhatsApp, che operano di fretta, senza consultazione preliminare, in appartamenti, centri estetici o camere d’albergo.
Sfrutta un inganno che vale anche per il mercato legale: quello del difetto stesso, che in quasi tutti i soggetti non esiste. Gli specialisti, infatti, non riscontrano nessun problema fisiologico: niente rughe, niente smagliature o adipe su glutei o addome, nessuna anomalia nelle parti intime. Ciò che il paziente crede di vedere è un’immagine costruita altrove e proiettata sul proprio corpo. Ad amplificarla anche le campagne pubblicitarie di lingerie e costumi da bagno; e la pornografia – resa più accessibile dai social -, che spaccia per normale un’anatomia artificiale.
Il primo passo, secondo i medici, è garantire informazioni chiare: il 12% dei francesi ne sente la mancanza. Al Congrès International de Médecine Esthétique tenutosi al Palais Bourbon di Parigi il 29 gennaio i chirurghi hanno chiesto al Governo un inquadramento più rigido della professione: un diploma di medicina estetica riconosciuto a livello nazionale, una formazione post-laurea obbligatoria e un comitato etico che stabilisca fin dove soddisfare le richieste dei pazienti. La questione riguarda ormai la salute pubblica: si tratta di interventi chirurgici – da non confondere con pratiche estetiche – che interessano il 40% dei francesi e il 52% delle donne tra i 18 e 35 anni.
Il nodo della questione rimangono i contenuti promozionali dei social: il 96% dei francesi chiede controlli più rigorosi; l’80% che la comunicazione sulla chirurgia estetica sia riservata ai professionisti; tutti sanzioni più pesanti per chi viola la legge del 2023. In questo caso i medici hanno poco margine d’azione: vincolati dalla legislazione, non possono rispondere su questi canali con la stessa libertà concessa a falsi professionisti e influencer. Raggiungere il vasto pubblico è possibile solo con campagne di informazione ad hoc.
La situazione potrebbe in parte migliorare grazie al disegno di legge adottato dal Parlamento il 21 luglio che vieta i social network ai minori di 15 anni. La proposta iniziale – che coinvolgeva tutte le piattaforme – è stata rivista secondo i criteri del Digital Services Act. YouTube potrebbe non rientrare nella «lista nera» – perché considerato una piattaforma di divulgazione -, ma Instagram e TikTok saranno sicuramente vietati.

