Un euro per mangiare

Fino ad aprile era garantito a chi aveva diritto agli aiuti sociali; da maggio è offerto a tutti gli studenti universitari. Ma quello alimentare è solo uno dei problemi di chi studia lontano da casa.

Come previsto nella finanziaria 2026, dal 4 maggio tutti gli studenti universitari che si recano nei ristoranti Resto U della rete Crous hanno diritto a un pasto completo a 1 euro. Il menu prevede un piatto principale e due aggiunte a scelta tra antipasto, formaggio, dessert o frutta. È disponibile una volta a pranzo e una a cena; gli extra sono acquistabili separatamente a 80 centesimi l’uno.

Come funziona il servizio

Si tratta di un servizio già consolidato — 47 milioni di pasti serviti nel 2025 — che riscuote un grado di soddisfazione del 78%. Per usufruirne è necessaria l’app Izly che verifica lo status di studente ed esegue il pagamento. È già utilizzata da 8 studenti su 10 e velocizza la transazione di quattro volte rispetto alle normali carte di credito.

Il Cnous (Centre national des œuvres universitaires et scolaires) prevede un incremento della domanda del 12% e sta organizzando punti di accesso aggiuntivi, buffet, formule “panini” e distributori automatici per garantire un pasto a tutti. Il costo dell’operazione per il 2026 è di 36 milioni di euro; il budget previsto per il 2027 è di 120 milioni.

I numeri della povertà studentesca

La misura è detta dalle condizioni economiche di molti studenti. Secondo uno studio FageFédération des Associations Générales Etudiantes — condotto tra il 5 gennaio e il 5 febbraio su 5.644 studenti, il 52,2% vive con meno di 200 euro una volta pagato l’affitto; il 22,3% con meno di 100. Aggiungendo bollette e cibo, il 33% si ritrova con meno di 50 euro. Sul fronte alimentare, il 70% dichiara di acquistare solo prodotti economici, il 17% di saltare i pasti, il 16% di ricorrere agli aiuti delle associazioni.

Trovare casa

La spesa che incide maggiormente sul budget degli studenti è il canone d’affitto. Secondo il rapporto Fage ammonta in media a 491 euro al mese, ma raggiunge i 712 euro a Parigi. Se il contratto è sottoscritto tramite il Crous il canone medio scende a 332 euro; se l’alloggio è offerto da privati sale a 546 euro. Le sistemazioni garantite dall’associazione non sono però sufficienti: secondo l’ultima mappatura della Corte dei Conti gli alloggi disponibili sono 245.000, pari a 8,2 posti ogni 100 studenti. Il dato varia sensibilmente da città a città: a Orléans possono usufruirne 13,23 studenti su 100, a Parigi 3,37. Questo costringe molti ragazzi ad allontanarsi dalle sedi universitarie, dove l’offerta è maggiore e a beneficiarne è anche il portafoglio. È il caso di Aubervilliers e Saint-Denis, 10 km a nord di Parigi, dove per un monolocale di 20 m² si risparmiano fino a 200 euro rispetto alla capitale.

fonte Le Parisien

Al canone d’affitto va aggiunto il costo della garanzia. Dal 2016 è in vigore l’assicurazione pubblica Visale che copre fino a 36 mesi d’affitto in caso di insolvenza e fino a 2 mesi in caso di danni; non è però ben vista né dalle agenzie immobiliari né dai privati che preferiscono altre forme di tutela.

Nonostante i costi, molte abitazioni private versano in pessime condizioni: il 18% presenta muffa, il 16,5% danni da acqua, il 13% parassiti; il 41,5% ha sistemi di riscaldamento guasti e il 33% reti Internet non affidabili.

Vita universitaria

Oltre ai numeri, sono i diretti interessati a testimoniare il disagio del mondo studentesco.

Julie studia a Lille e abita in un appartamento condiviso. Il soggiorno non ha finestre, solo un abbaino; il salotto è in cantina, ma è inutilizzabile perché pieno di muffa; l’acqua calda è un optional. Dorme sul materasso macchiato di un letto rotto. Ha potuto visitare l’appartamento solo al momento del trasferimento: era l’unico che poteva permettersi e se l’è accaparrato al volo.

Raven vive in un monolocale a Meaux, studia a Parigi ed è sempre stanco. Si sveglia ogni mattina alle 5.45: per raggiungere l’università prende un autobus, il treno regionale Transilien e due metro; quattro ore andata e ritorno. Rientra a casa alle 20.30 e si mette al computer: studia programmazione 3D.

fonte Le Parisien

Chloé studia giurisprudenza a Parigi. I genitori le pagano l’affitto; la borsa di studio le permette di mangiare. Per risparmiare porta i pasti da casa e li consuma nei corridoi dell’università. Non ha nessuna vera amicizia. Studia dalle 8 alle 22, sette giorni su sette.

Claire studia a Strasburgo. Con i 520 euro della borsa di studio paga l’affitto; con i 300 euro degli aiuti scolastici copre trasporti, conto Izly, materiale scolastico, cibo e qualche caffè. Spesso alla cassa automatica del supermercato dimentica di passare alcuni prodotti. «So che non è giusto, ma mi permette di mangiare un po’ meglio».

L’iniziativa dei pasti a 1 euro aiuterà questi studenti, ma risolverà solo una parte del problema. Lo studio Ipsos sul National Student Mental Health Barometer, presentato lo scorso 30 settembre, fotografa un malessere generalizzato: 4 studenti su 10 vogliono abbandonare il percorso universitario. Il 56% si sente costantemente stressato, il 46% infelice o depresso, il 42% sta perdendo fiducia nelle proprie capacità, il 33% pensa di non valere nulla. I più esposti sono gli iscritti al primo anno: solo il 42% si considera mentalmente sano, dato che scende al 29% tra le ragazze; il 60% vorrebbe un supporto psicologico.

fonte Le Figaro

Aiuti concreti

Sul territorio, intanto, nascono iniziative concrete.

Il 10 marzo all’Université de Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines l’associazione Secours Populaire ha organizzato la seconda edizione del marché pop: una distribuzione di 200 cesti biologici a 5 euro, senza verifica del reddito. In ogni pacco 1 kg di patate e carote, 800 g di farina, 500 g di mele, barbabietole, lenticchie, pasta e pane integrale, mezzo litro d’olio, 6 uova, 8 yogurt, 250 g di miele. I prodotti sono quasi tutti frutto di donazioni.

Linkee Student Aid, associazione di volontari che recupera l’invenduto dei supermercati, prepara pasti e pacchi alimentari. Opera a Parigi, Lille, Lione, Nantes, Bordeaux, Tolosa, Montpellier e Marsiglia distribuendo fino a 2,5 milioni di piatti pronti all’anno, soprattutto in estate, quando le borse di studio vengono sospese e molte strutture convenzionate chiudono.

A Montpellier l’associazione Afev dispone di 15 unità abitative per 50 posti letto offerti a 180 euro al mese in cambio di un impegno settimanale: 2 ore dedicate a un ragazzo del quartiere e 3 ore di volontariato presso l’associazione.

La proposta

Il sindacato studentesco punta però a una soluzione strutturale e propone un reddito universale di 1.228 euro per chi è costretto a vivere lontano dalla famiglia. La manovra ammonterebbe a circa 47 milioni di euro da aggiungere alle misure già in vigore, con l’obiettivo di consentire a tutti gli studenti di far fronte ad affitto, bollette e spese essenziali, senza mettere a rischio percorso scolastico e salute.

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